ROMA, 31 LUG – Nelle grandi banche d'investimento europee parte una nuova ondata di maxi-tagli di posti di lavoro: quasi 40.000 il totale dei licenziamenti previsti nei piani di riorganizzazione varati da tre dei maggiori istituti del Vecchio Continente: Hsbc, Ubs e Credit Suisse.
Segno di un settore ancora in difficolta' (anche le statunitensi Goldman Sachs e Bank of America hanno messo mano a dimagrimenti) e che vede in particolare gli istituti europei costretti a correggere di nuovo la rotta, dopo aver bruciato 230.000 posti di lavoro dall'inizio della crisi finanziaria dei mutui subprime.
L'intervento piu' massiccio e' del colosso bancario Hsbc Holdings che ha pianificato 30.000 uscite da qui al 2013 (296.000 il totale dei dipendenti alla fine del primo semestre di quest'anno). La banca londinese ha chiuso il primo semestre 2011 con un utile netto in crescita del 36% a 9,2 miliardi di dollari – superiore alle attese del mercato che puntavano in media su profitti per 7,82 miliardi – ma ha anche annunciato una vasta ristrutturazione che punta a realizzare risparmi per 3,5 miliardi di dollari nel giro di due anni anche attraverso la chiusura di una serie di uffici. La mossa era anticipata da tempo dalla stampa britannica, ma le indiscrezioni parlavano di 'solo' 10.000 licenziamenti, mentre altri tagli per un totale di circa 7.000 unita' sono stati ufficialmente annunciati la scorsa settimana da Credit Suisse e Ubs.
La crisi delle banche d'affari – con gli istituti che stanno reagendo al calo dei ricavi da contrattazione e alle preoccupazioni per l'impatto della crisi del debito – potrebbe presto portare a ulteriori riduzioni. Tanto che alcuni analisti della City calcolano che nel solo distretto finanziario di Londra rischiano di venire eliminate entro la fine dell'anno fino a 16.000 posizioni.
Con l'aggravante, peraltro, di una perdita per le casse del Regno Unito stimata in 1,3 miliardi di sterline per via delle minori entrate fiscali.
Corposo il taglio di personale programmato dalla svizzera Ubs con 5.000 licenziamenti, circa il 4% dei suoi 50.000 dipendenti. A seguire Credit Suisse che ne prevede 2.000 e anche Barclays e' in procinto di varare drastiche riduzioni di personale e di costi. Ubs ha quasi dimezzato l'utile netto nel secondo trimestre e l'amministratore delegato Oswald Gruebel, oltre alla riduzione dei dipendenti, pensa di vendere parte delle attivita' di gestione dei grossi patrimoni negli Usa. Credit Suisse ha deciso i licenziamenti dopo il calo dell'utile a 768 milioni di franchi svizzeri, un livello ben al di sotto delle attese degli analisti per un miliardo di franchi. Per tutti la parola d'ordine e' risparmiare in modo da far fronte a costi di finanziamento piu' onerosi, una regolamentazione sul patrimonio piu' stringente e al generalizzato calo dei ricavi che ha colpito l'industria finanziaria.
