MILANO – Calano i profitti della Ferrero per effetto delle tasse: l’azienda di Alba ha registrato nel 2011 un utile consolidato di 541 milioni di euro, in calo del 17% sul precedente esercizio. E’ invece migliorato il risultato operativo, in aumento dell’8,9% a 938 milioni su un fatturato in crescita del 9% a 7,2 miliardi.
Sull’andamento ha pesato anche la gestione finanziaria, in perdita per 82 milioni contro il saldo positivo di 31 milioni al 31 agosto 2010, legata anche alla “complessiva rivalutazione dell’euro che ha avuto un effetto negativo sia sulle società all’interno dell’area euro con asset in valuta estera, sia su quelle al di fuori dell’area euro, ma con passività finanziarie in euro”.
In aumento anche i costi di marketing e pubblicità, pari a 1,14 miliardi, contro i 10,3 miliardi del precedente esercizio. Il dividendo dichiarato dalla holding è di 420 milioni di euro. Sull’utile lordo di 856 milioni registrato dal gruppo hanno inciso 315 milioni di tasse contro i 239 milioni pagati al fisco nel precedente esercizio che aveva segnato un risultato lordo di 893 milioni. A fare la differenza sul peso della tassazione e quindi sull’utile sono principalmente “gli accantonamenti fiscali straordinari da parte di alcune società del gruppo” che sono “per la maggiore parte legati ad accordi con le autorità su verifiche fiscali di anni passati”.
Nel complesso i costi operativi sono aumentati a 6,22 miliardi da 5,66 miliardi. Quanto all’outlook per l’esercizio in corso, “il trend delle vendite nei primi mesi dell’anno è inferiore alle previsioni”.
C’è un ma, fanno sapere dall’azienda: il quadro dovrebbe “cambiare nel breve termine quando i fattori climatici torneranno ai normali parametri stagionali e il supporto promozionale sarà in grado” di sviluppare il suo potenziale. Anche se, si sottolinea, sta diventando “sempre più oneroso e sfidante contrastare” le politiche attuate dai concorrenti.
