TOLEDO (OHIO), 3 GIU – Chrysler ha restituito agli Stati Uniti ''fino all'ultimo centesimo. A breve sara' al 100% in mani private. Non potrei essere piu' orgoglioso di quello che avete fatto. L'industria dell'auto e' tornata: tutte e tre'' le case di Detroit ''creano ora occupazione ai ritmi piu' veloci dal 1990''. Il presidente Barack Obama arriva a Toledo, in Ohio, nell'impianto Chrysler, in maniche di camicia stringe le mani agli operai che lo ringraziano per aver salvato il loro posto di lavoro e la casa automobilistica. Sergio Marchionne, seduto in prima fila, ascolta il presidente dopo aver portato a casa, con anni di anticipo, il rimborso dei prestiti ai governi americano e canadese e l'accordo con il Tesoro per l'esercizio dell'opzione di acquisto del 6% per 500 milioni di dollari, con la quale Fiat diventa il maggiore azionista di Chrysler con il 52% e il Dipartimento guidato da Timothy Geithner esce dalla compagine azionaria.
Del risultato dell'accordo Marchionne e' ''contento'': Chrysler e' ''finalmente indipendente''. Ma, ''come tutte le volte che si compra qualcosa, non si e' contenti di quello che si paga'', neanche per i suoi famosi maglioncini. L'accordo da' una valutazione complessiva di Chrysler di circa 8 miliardi di dollari, stima Marchionne precisando: ''non vedo benefici da un'ipo nel 2011'', il ritorno in Borsa di Chrysler non avverra' prima del 2012. ''E' meglio attendere i risultati trimestrali dell'intero 2011 e un mercato migliore'', aggiunge Marchionne. A chi gli chiedeva se un'ipo fosse necessaria anche se Chrysler riuscisse prima ad acquistare le quote del Veba e del Canada, Marchionne ha detto: ''La risposta tecnica e' no. Fiat ha le risorse per acquistare la quota del Veba, ma non sta trattando''. E precisa, a difesa di Obama attaccato per non aver recuperato tutti gli investimenti effettuati in Chrysler: ''Noi abbiamo ripagato tutti i prestiti che questa amministrazione ci ha concesso. Non e' un'affermazione di parte, non ce la si puo' prendere con lui''. Il riferimento e' alle polemiche dei repubblicani che accusano Obama di aver perso oltre un miliardo di dollari nel salvataggio di Chrysler.
Obama difende a spada tratta il salvataggio di Detroit, che ha evitato una ''caduta libera dell'economia'', che con la crisi ''ha perso 8 milioni di posti di lavoro''. La ripresa ora e' lenta: ''ci vuole del tempo per guarire e sulla strada della ripresa ci sono degli ostacoli'', fra i quali il terremoto in Giappone e le agitazioni in Nord Africa. Obama non entra nel dettaglio dei dati della disoccupazione americana in maggio, che lasciano intravedere una possibile recessione, ne' nell'avvertimento di Moody's sul rating se non si agira' sul debito. Gli Stati Uniti devono ''ricostruire la loro economia'' e renderla piu' adatta alla nuova era. ''Dobbiamo spendere meno e tagliare dove e' possibile. I tempi, dal punto di vista del bilancio, sono duri''.