ANCONA, 6 GIU – Servono banche locali per garantire il 30% di finanziamento per una nuova commessa per lo stabilimento Fincantieri di Ancona. Lo ha annunciato oggi il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca durante una seduta aperta e straordinaria dell'Assemblea legislativa regionale sul sito (circa 580 dipendenti, di cui ad oggi 408 in cassa integrazione), dopo un colloquio telefonico con l'ad Giuseppe Bono.
Il 70% della garanzia dovrebbe essere coperto da istituti di credito nazionali (Banca intesa e UniCredit). Il governatore ha gia' contattato Banca Marche e Banca Popolare di Ancona ed e' fiducioso di avere risposte positive a breve. Ma i sindacati e i lavoratori, presenti oggi in aula (circa 200 persone, con bandiere, striscioni e figli piccoli), chiedono di piu': ''una cabina di regia con le istituzioni locali Regione, Provincia e Comune e anche quelle religiose''. Il segretario regionale della Fiom Cgil Giuseppe Ciarrocchi vorrebbe un intervento dell'arcivescovo Edoardo Menichelli per fare pressing sulle banche. La discesa in campo della Chiesa, secondo i sindacati, e' necessaria per far rimanere lo stabilimento dorico ''vivo'' quando papa Benedetto XVI verra' a chiudere il Congresso Eucaristico nazionale l'11 settembre con un messa in porto.
La proposta e' stata accolta con una risoluzione unanime dell'Assemblea, che chiede anche di spostare la vertenza dal Ministero dello Sviluppo Economico a Palazzo Chigi. Il sito di Ancona e' uno di quelli 'risparmiati' dal piano industriale da oltre 2.500 esuberi presentato e poi ritirato da Bono dopo le proteste a Castellammare di Stabia e Sestri. Ma degli otto stabilimenti Fincantieri – secondo Ciarrocchi – e' anche quello ''senza lavoro e senza prospettive''. In una seduta carica di tensione i manifestanti hanno insultati i consiglieri regionali (''casta privilegiata'') e coperto di fischi il vice coordinatore regionale e deputato del Pdl Carlo Ciccioli.
Tocca al presidente Spacca fare da grande tessitore, con le iniziative messe in campo dalla Regione (formazione, progetto di centro navalmeccanico, autosufficienza energetica del sito). Soprattutto ''il contatto con l'azienda non si e' mai interrotto grazie anche al comportamento responsabile dei lavoratori''. Ma la Regione ''non abbassa la guardia sul nuovo piano industriale'': quello ritirato ''puntava alla riqualificazione del sito dorico con produzioni a maggior valore aggiunto, navi da crociera e traghetti di alta qualita'''.
