ROMA, 3 SET – Il reddito degli italiani, in media poco sotto i 22.000 euro, e’ cresciuto nel 2010 dello 0,43%, ma, se si considera anche l’inflazione, e’ diminuito dell’1,07%: il caro vita diventa cosi’ una tassa da 235 euro per contribuente che sale a 373 euro per i lavoratori dipendenti che non hanno adeguamenti automatici come i pensionati. A fare i conti sui modelli 730 appena presentate ai propri Caf sono le Acli, che confermano come solo il 2% dei contribuenti abbia un reddito sopra i 75.000 euro.
La fotografia scattata mostra le difficolta’ della crisi sui redditi italiani, anche se con qualche differenziazione territoriale. E poi, calcolano le Acli esaminando le detrazioni, i tagli agli sconti fiscali messi come clausola di salvaguardia dal governo nella manovra, rischiano di pesare 350 euro a famiglia. Per il presidente delle Acli Andrea Olivero: E’ evidente la condizione di difficolta’ del Paese. La riforma fiscale da attuare con le legge delega del Governo deve assolutamente sostenere il reddito dei lavoratori e delle famiglie. I tagli annunciati alle detrazioni fiscali sono incomprensibili e inammissibili. I sacrifici vanno chiesti ai redditi piu’ alti.
UN CONTRIBUENTE SU TRE SOTTO I 15.000 EURO. 2% SOPRA I 75.000: Il ”reddito complessivo” degli italiani (da non confondere col ”netto in busta”, che e’ piu’ basso) passa in media dai 21.841 euro del 2009 (730 del 2010) agli attuali 21.933 euro. Solo il 2% ha un 730 sopra i 75.000 euro, mentre uno su tre e’ sotto i 15.000.
LA TASSA ‘INFLAZIONE’: l’incremento di reddito e’ dello 0,43% che viene vanificato dal parallelo incremento del NIC, l’indice nazionale dei prezzi al consumo, salito nell’ultimo anno dell’1,5%. A parita’ di potere di acquisto il reddito degli italiani cala dunque dell’1,07%. Una ”tassa” su ciascun contribuente pari a 235 euro, che diventano 373 euro per i lavoratori dipendenti, che rispetto ai pensionati non hanno il ”paracadute” rappresentato dall’adeguamento automatico all’inflazione. Cassa integrazione, contratti di solidarieta’, rinnovi contrattuali senza aumenti, incidono sul reddito dei lavoratori dipendenti – 25.419 euro – cresciuto in media di appena 9 euro nell’ultimo anno (+0.03%), con un rapporto negativo rispetto all’aumento dell’inflazione dell’1,47%.
LOMBARDIA LA REGIONE CON I REDDITI PIU’ ALTI, MA E’ ”STAGNAZIONE”: Analizzando la situazione delle regioni, la Lombardia registra il reddito medio piu’ alto, 23.930 euro, ma con appena un +0,2% rispetto all’anno precedente, che si traduce in una perdita dell’1,48% rispetto all’inflazione e rivela una condizione di sostanziale stagnazione economica. Il reddito medio piu’ basso e’ dei cittadini pugliesi: 16.763 euro; seguiti dagli abitanti della Basilicata: 16.857 euro. Il calo dei redditi rispetto all’anno precedente e’ piu’ forte in Molise (-2,72%), Sicilia (-2,50%), Campania (-1,83%). Le uniche due regioni con il reddito ”reale” in crescita sono il Trentino Alto Adige (+2,48%, che diventa +0,98% al netto dell’inflazione) e l’Abruzzo (+2,15% in termini assoluti, +0,65% considerando l’inflazione. Tiene il reddito dei dipendenti nel Lazio.
TAGLI ALLE DETRAZIONI: UN CONTO DA 350 EURO: Il rapporto del Caf Acli analizza anche i dati delle detrazioni che ogni contribuente inserisce nella sua dichiarazione dei redditi. Dai familiari a carico ai mutui, dalle spese mediche all’universita’ dei figli, Il governo ha infatti previsto una serie di tagli lineari nei prossimi due anni su tutte le forme di sgravi fiscali che porterebbero ad una riduzione del 5% il primo anno e del 20% nel secondo. Conti alla mano – hanno calcolato le Acli – ad ogni dipendente o pensionato, nei prossimi due anni si profila una riduzione delle detrazioni, e dunque un innalzamento delle imposte, di oltre 350 euro a testa.