EXPO2015, dopo l’esposizione una “Food Valley” a Milano

Food Valley, la proposta di Marco Gualtieri per il dopo EXPO.

Milano – EXPO2015 non si è ancora concluso ma già in molti si chiedono cosa ne sarà dell’immensa area che in questi 6 mesi ha ospitato l’Esposizione Universale.

Abbiamo Intervistato Marco Gualtieri, Ideatore e  Presidente Seeds&Chips.

Seeds&Chips è l’evento dove cibo e tecnologie digitali si incontrano.

“Si sta sviluppando un mondo di applicazioni, servizi, tecnologie che stanno cambiando il modo in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito, consumato e comunicato”.

A Seeds&Chips lo chiamano: INTERNET OF FOOD.

“Ci aiuta a conoscere e condividere la gioia del cibo, ma anche ad efficientare il lavoro di milioni di agricoltori, produttori, ristoranti, bar e operatori. Grazie alle tecnologie si stanno sviluppando modi più efficienti per produrre il cibo nel rispetto della sostenibilità: maggiore produttività a parità di risorse e con meno impatto per l’ambiente.  Con l’innovazione tecnologica sicurezza alimentare, lotta agli sprechi e diritto al cibo per tutti, hanno un alleato in più”.

L’idea di Marco è quella di trasformare l’area di Expo in una cittadella dell’innovazione:  la Food Valley e ci spiega anche perché è necessario mantenere alta l’attenzione sull’alimentazione.

“La necessità di innovazione nella filiera agroalimentare è una delle sfide più importanti per l’umanità per i prossimi anni: la crescita della popolazione  di un miliardo di persone in 10 anni e di  un ulteriore miliardo negli anni successivi impone la necessità di produrre cibo e acqua potabile per tutti in maniera sostenibile e con maggiore attenzione alla salute. L’attuale sistema agricolo è la principale fonte di inquinamento del pianeta ed è quindi fondamentale innovare i processi attraverso l’agricoltura di precisione e tecniche più sostenibili”.

Queste sfide, continua Marco Gualtieri “per l’Unione Europea sono molto importanti, considerato che impattano su salute, produzione, ambiente, economia e sviluppo, e attirano sempre di più l’attenzione e l’interesse dei grandi investitori:  New Food Economy. Anche il governo USA ha recentemente dichiarato che il cibo è la nuova frontiera della tecnologia”.

Dare  consistenza e continuità alla legacy di Expo Milano 2015 è necessario perché la portata ed il successo di un evento come Expo si misurano anche, e forse prevalentemente,  “sulla sua eredità e capacità di amplificare l’indotto materiale ed immateriale anche nel tempo. La Carta di Milano ne è esempio e stimolo”.

Il nostro Paese ha bisogno di innovazione digitale, sottolinea : “l’innovazione digitale è per molti paesi ed in particolare per l’Italia una delle necessità e opportunità per i prossimi anni e nel suo sviluppo un ruolo molto importante lo possono giocare le startup. Si prevede, inoltre, che l’innovazione digitale nel food (Internet Of Food, Food Tech, AgTech) entro 10 anni creerà oltre 1 milione di nuovi posti di lavoro”.

“La posizione geografica, i collegamenti e l’infrastruttura tecnologica del sito di Expo non hanno al momento eguali.”

Del resto, quando si parla di cibo non si può non pensare all’Italia sia per la sua cultura e tradizione che per la sua biodiversità e per i suoi primati qualitativi e distintivi in agricoltura in termini di sostenibilità e produttività.”Ma il futuro del cibo è l’innovazione (anche a tutela della tradizione e dei piccoli)”.

Ed è proprio l’italia, non a caso, ad ospitare la sede  FAO, il World Food Programme, l’EFSA –  Autorità europea per la sicurezza alimentare e mai prima d’ora l’innovazione – e il Centro Comune di ricerca della Commissione europea che comprende, tra gli altri, l’ Istituto dell’ambiente e della sostenibilità e l’ Istituto per la salute e la protezione del consumatore.

Insomma, nel mondo tutti si stanno accorgendo dell’importanza dello sviluppo di questo settore, tanto che Microsoft Italia  – ci spiega Marco – “ha appena lanciato a Milano il primo acceleratore per startup nel food e l’azienda americana può sviluppare significativamente l’ecosistema”.

Il sito di EXPO appare perciò perfetto per ospitare la cittadella del cibo, in Italia abbiamo la tradizione, le Università, le specificità e non è possibile mancare questa occasione.

“Continuità (legacy), innovazione e digitale (infrastrutture tecnologiche del sito e futuro), opportunità e necessità (di presidiare settore strategico per il Paese e per il mondo), focalizzazione ed ecosistema (sul tema e sul ruolo e sui contributi dei vari soggetti) sono quindi le parole chiave per comprendere l’importanza e le potenzialità di una precisa e strutturata caratterizzazione del sito di Expo”, conclude Marco Gualtieri.

“Una soluzione che vede già perfettamente convergere  i progetti di Assolombarda e Università degli studi di Milano e della disponibilità della Camera di Commercio di Milano con Innovhub, ma che sarebbe fortemente valorizzata, potendo così avere una portata internazionale, da una più marcata caratterizzazione sui temi di Expo e quindi sul cibo e sul suo futuro. In questo contesto, l’ecosistema potrebbe accogliere e stimolare molte altre attività e iniziative  correlate e complementari:  formative, come, ad esempio, scuole di alta formazione per la cucina; informative e divulgative, e quindi anche l’ipotesi di ricollocazione della Rai avrebbe “una identità coerente alla presenza di giovani, start up e innovatori”; istituzionali, e quindi potrebbero trovare opportuna collocazione la sede del Tribunale Europeo dei brevetti, l’Agenzia per la cooperazione internazionale ed anche l’Authority dell’acqua”.

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