
ROMA – Antonio Simoes della Hsbc, Beth Brooke della Ey, Paul Reed della Bp, Joseph Evangelisti della JP Morgan Chase: cosa hanno in comune? Sono tutti degli ottimi manager o professionisti con una grande capacità di leadership, che hanno avuto successo nel lavoro e hanno saputo fare la differenza ed essere un modello nella lotta contro i pregiudizi verso le persone omosessuali, bisessuali o transgender. Perché tutti loro hanno anche un’altra cosa in comune: sono dichiaratamente gay o bisex.
La classifica è stata stilata dal Financial Times, primo quotidiano economico-finanziario d’Europa, grazie al contributo di OUTstanding, un network creato da Suki Sandhu con l’intento di abbattere pregiudizi e discriminazioni verso le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) nel mondo del lavoro. Perché se è vero che ufficialmente gli orientamenti sessuali delle persone non dovrebbero influire sul giudizio a livello lavorativo, la realtà pare ben diversa. Lo dimostra il fatto che, per esempio, non c’è nemmeno una persona dichiaratamente omosessuale a capo delle FTSE 100, le 100 maggiori società per capitale quotate al London Stock Exchange.
Un’indagine condotta negli Stati Uniti nel 2012 ha rivelato che su 1.000 dipendenti LGBT più della metà aveva scelto di non fare outing al lavoro. Quadro simile nel Regno Unito: un sondaggio analogo ha mostrato che più di un terzo degli intervistati LGBT aveva preferito non dichiarare il proprio orientamento sessuale ai colleghi.
Se si scorre la classifica dei 50 manager più capaci che hanno fatto outing si trovano dirigenti di aziende come L’Oréal, American Express, Harper Collins, BNP Paribas, Lloyds, Google, Goldman Sachs, Société Générale, Microsoft, Yahoo, Barclays, Economist, Telegraph, Nbc.
La tesi del Financial Times, che all’argomento LGBT nel mondo degli affari ha dedicato il 22 ottobre un ampio approfondimento, è che non conta tanto essere gay o eterosessuali: le persone di talento danno il loro meglio solo quando possono essere pienamente se stesse. Perché se si deve passare parte della giornata a trovare come rispondere a domande tipo “che lavoro fa tua moglie?”, quando la moglie in questione è un marito anche se si è entrambi uomini, allora anche la qualità della propria attività ne risente. L’obiettivo al lavoro, ha spiegato Antonio Simoes, dev’essere uno solo: “Creare un ambiente meritocratico in cui le persone si sentono davvero incluse e valutate per il loro contributo”.
