LONDRA, GRAN BRETAGNA – L’economia britannica è di nuovo in recessione, per la seconda volta dalla grande crisi finanziaria, a causa di una grave contrazione all’inizio del 2012, aumentando così la pressione sul governo del primo ministro David Cameron già in difficoltà a causa di una serie di passi falsi politici.
La coalizione tra conservatori e liberaldemocratici ha visto sgretolarsi la sua popolarità dopo settimane di critiche in seguito a provvedimenti fiscali di bilancio impopolari, ed è vieppiù sotto pressione a causa delle rivelazioni su i suoi stretti rapporti con il magnate dei media Rupert Murdoch. La nuova recessione non poteva arrivare in un momento peggiore, con le elezioni locali previste il 3 maggio.
”Non ho la bacchetta magica. L’avrei utilizzata se l’avessi avuta”, dice George Osborne, cancelliere dello Scacchiere e vero regista della ricetta ‘lacrime e sangue’ somministrata alla Gran Bretagna da quando i Tory sono andati al governo. Lo spettro si e’ infatti materializzato: il Regno Unito e’ ancora una volta colpito dalla recessione e la strategia di Osborne sul banco degli imputati.
Era infatti dagli anni ’70 che il Pil non andava cosi’ giu’. Le stime – provvisorie – diffuse dall’Office for National Statistics (ONS), l’Istat britannico, dicono che l’economia si e’ contratta per il secondo trimestre di fila, questa volta dello 0,2%. Ed Balls, Cancelliere-ombra, non ha usato mezzi termini: ”la credibilita’ del governo e’ in frantumi”.
Il mantra e’ sempre lo stesso. I tagli alla spesa pubblica sono stati troppi e sono stati effettuati troppo in fretta. Sono mesi che Balls lo va dicendo e ora i numeri paiono dargli ragione. Ed Miliband, leader del partito laburista, durante il tradizionale ”question time” del mercoledi’ ha usato il maglio. ”Questa – ha tuonato – e’ una recessione fabbricata dal premier e dal cancelliere a Downing Street”.
Cameron, dal canto suo, ha incassato. ”Sono numeri molto, molto deludenti. Non cerco scuse. La situazione e’ complessa. Lo Stato ha accumulato troppo debito, le famiglie hanno accumulato troppo debito. Il governo non sta battendo la fiacca ma sta cercando di uscire da una fase dura che, francamente, si e’ fatta ancora piu’ dura”.
Detto questo, niente inversioni di corso. Sia Cameron che Osborne hanno ribadito che la direzione non cambia. In sintesi: severa disciplina fiscale, austerita’, grande attenzione ai costi di indebitamento, al momento ai minimi storici. Niente colpi di testa che possano innervosire i mercati dunque. Il problema e’ che senza crescita i target del Tesoro potrebbero saltare. Osborne, nonostante tutto, e’ stato pero’ chiaro. ”Dobbiamo continuare a gestire il debito eccessivo accumulato negli anni buoni”.
”Il clima economico e’ pesante – ha aggiunto – e non e’ stato di certo migliorato dal fatto che gran parte dell’Europa e’ in recessione o ci sta andando. Noi dobbiamo rendere le nostre imprese piu’ competitive, in modo che producano posti di lavoro, e soprattutto evitare di spendere di piu’ e peggiorare cosi’ la situazione”.
A gettare al cancelliere una ciambella di salvataggio e’ la Camera di Commercio. Secondo i dati in suo possesso, il panorama potrebbe essere migliore e, anzi, quando arriveranno le cifre consolidate, il giudizio potrebbe essere rivisto. Ma per l’Economist Intelligence Unit, al di la’ delle micro-variazioni, l’economia britannica resta in uno stato di ”disperata fragilita”’.