MILANO – In una lettera inviata il 15 marzo Vincent Bolloré aveva chiesto di rettificare il verbale della riunione del consiglio delle Generali del 23 febbraio in cui si era parlato anche dell’acquisizione della banca russa Vtb.
In quella stessa lettera Bolloré sosteneva che ”Generali ha fornito una vera e propria ‘garanzia’ ai 2,5 miliardi anticipati da Calyon a Kellner”. E’ quanto rivela l’Espresso tornando sulle critiche dell’imprenditore francese sui rapporti di Trieste con Ppf, in un articolo di cui viene fornita anticipazione. Ma, secondo quanto apprende l’ANSA, nel consiglio di amministrazione del 16 marzo, quello stesso in cui Bolloré si e’ astenuto dal voto sul bilancio annuale delle Generali, il management della compagnia ha esplicitamente smentito l’ipotesi che il Leone abbia fornito una garanzia sui 2,5 miliardi del prestito ottenuto da Petr Kellner da Calyon e su questo il management Generali ha anche espressamente chiesto un intervento del collegio sindacale sulla vicenda.
Dopo l’acquisto nel 2007 delle attività di Kellner, il gruppo di Trieste ha concordato nel 2009 un rinvio della scadenza sull’opzione a vendere (put) il proprio 49% in mano a Ppf. Rispetto alla data originaria del 2010 il termine e’ slittato ora al luglio 2014.
Contestualmente Generali ha sottoscritto un prestito obbligazionario a prezzi di mercato per 400 milioni di euro emesso da Ppf e il cui rimborso, nell’eventuale esercizio dell’opzione andrebbe scalato dal prezzo dovuto a Kellner.
Sui bond Ppf vengono nel frattempo riscosse cedole regolari. L’operazione verrà comunque indicata nella nota integrativa del bilancio consolidato, trattandosi di parti correlate. Per avere gli attivi che Kellner ha conferito nella joint venture Generali Ppf, nel 2007 il Leone aveva conferito a sua volta gli asset posseduti nell’area versando poi 1,1 miliardi per cassa e garantendosi quindi il controllo al 51% dell’alleanza.
Inizialmente era previsto che all’esercizio eventuale della put venisse riconosciuta una compensazione del prezzo pagato da Trieste. Con la revisione, migliorativa per le Generali, degli accordi del 2009 e lo slittamento della scadenza della put dal 2010 al 2014, sono venute a cadere le iniziali clausole di revisione del prezzo. In sostanza si è deciso che quanto già versato dal Leone fosse equo e non rinegoziabile.
Nel 2014, secondo le intese, oltre al valore raggiunto nel frattempo dalla partecipazione andranno aggiunti anche gli interessi che Ppf paga nel frattempo a Calyon per il prestito garantito dalla partecipazione, sottratti i dividendi percepiti durante il periodo della joint venture. Ipotizzando che il 49% di Kellner resti al valore attuale di 2,5 miliardi il prezzo reale che Generali dovrebbe pagare resterebbe esattamente a 2,5 miliardi, si apprende, visto che i dividendi percepiti sono stati ampiamente superiori agli interessi passivi.
Quanto al prestito sindacato fornito a Ppf nel 2008 da Calyon, Kellner ha portato a garanzia la propria quota del 49% di Generali che vale 2,5 ottenendo una linea fino a 2,1 miliardi. In pratica il ruolo che il Leone ha in questa partita e’ che se la put di Kellner dovesse venir esercitata, al posto di versare i soldi a Ppf che poi li dovrebbe comunque girare alla banca del Credit Agricole, Trieste pagherebbe direttamente il creditore di Praga.
