
MILANO – Standard & Poor’s minaccia Generali: il rating del Leone verrà messo sotto osservazione per un possibile taglio, al livello dell’Italia, da A- a BBB. La notizia arriva alla vigilia dell’investor day, l’appuntamento con la comunità finanziaria a Londra, dove il ceo Mario Greco farà il punto sulle ultime mosse del gruppo di Trieste.
Se non vorrà perdere la A Generali dovrà superare gli stress test avviati dall’agenzia per simulare il fallimento dell’Italia, sul quale la società è molto esposta:la compagnia ha infatti in portafoglio circa 60 miliardi di Btp e altri titoli di Stato.
Insieme al Leone sono finite nel mirino anche una compagnia polacca e una sudafricana, ma il senatore del Pd Massimo Mucchetti, il primo a lanciare l’allarme, parla di ”una manovra gravissima, perché ingiustificata, non solo contro la prima compagnia assicurativa del Paese, ma anche e soprattutto contro la Repubblica italiana”.
D’altra parte una comunicazione congiunta di Consob, Bankitalia, Ivass e Covip lo scorso luglio aveva segnalato che in caso di declassamento del rating di una società emittente gli investitori istituzionali non sono automaticamente tenuti a vendere i titoli declassati nei loro portafogli. Ma certo la scure di S&P rischia di penalizzare Generali. Anche di questo parlerà Greco a Londra in una giornata che non sembrava riservare grandi sorprese.
Il manager ha avviato nei mesi scorsi un’ampia riorganizzazione annunciando l’intenzione di focalizzarsi sulle attività assicurative cedendo quelle non strategiche per 4 miliardi entro il 2015. La valorizzazione degli asset non core ha raggiunto ad oggi i 2,4 miliardi di euro di controvalore. Ora mancano 1,6 miliardi circa di cessioni al target di 4 miliardi e il dossier più importante resta quello relativa a Bsi.
Il mercato di recente ha iniziato a ragionare sull’idea che Generali valuti soluzioni alternative, ma presentando i risultati dei nove mesi Greco ha ribadito l’obiettivo di valorizzarla, seppur a fronte di valutazioni adeguate. Altri incassi importanti sono possibili dalla valorizzazione delle quote svincolate in questi mesi dai patti di sindacato. Si tratta dello 0,96% di Rcs, del 2% di Mediobanca (da gennaio) e del 4,4% di Pirelli, per un controvalore complessivo oggi in Borsa attorno ai 300 milioni.
