ROMA – La casa a riscatto come negli anni cinquanta: paghi l’affitto ed è come se pagassi le rate del mutuo, ovvero te la compri. E per mantenere le rate relativamente basse c’è la Cassa depositi e prestiti che fa da garante di ultima istanza. Sarebbe questo, in estrema sintesi, l’ambizioso progetto a cui sta lavorando il viceministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, che al convegno dell’Ance a Milano ha lanciato l’idea di un nuovo “piano casa”: i progetti di housing sociale, spiega il vice di Passera, per quanto importanti e innovativi, non bastano. Ecco allora l’asso nella manica: un “piano casa” sul modello del “piano Fanfani” della fine degli anni 50. Adattato ai tempi, s’intende.
Se non fosse che per varare un piano casa, o anche qualunque altra ipotesi di politica abitativa, è necessari0 allentare i vincoli del patto di stabilità coi comuni, perché bisognerebbe indebitarsi e servirebbe una deroga per le amministrazioni inadempienti. Ma le probabilità che dal dicastero dell’Economia si mostrino sordi sull’argomento, sono piuttosto alte.
“La situazione di emergenza abitativa che si va delineando sembra richiamare quella del Dopoguerra – ha spiegato Ciaccia – perché allora non recuperare lo schema che ebbe a suo tempo successo per assicurare la casa ai cittadini e cioè il ‘piano Fanfani?”.
Il riferimento è al progetto del 1949, fortemente voluto da Amintore Fanfani, che prevedeva la costruzione di oltre 300mila abitazioni popolari, ”adattandolo ovviamente al mutato quadro delle competenze”.
”Si trattò di assicurare a quel tempo adeguati finanziamenti pubblici al settore delle costruzioni, allora come oggi formidabile leva per lo sviluppo economico e incubatore veloce di posti di lavoro, anche non altamente specializzato”, aggiunge Ciaccia.
Il numero due alle Infrastrutture spiega: ”Il piano Fanfani prevedeva in origine il patto di futura vendita, trasformato successivamente in un piano di riscatto con ipoteca sull’immobile da estinguere all’avvenuto pagamento delle rate previste. Oggi esistono tutti gli strumenti operativi – spiega il viceministro – per adattare con successo il piano all’attuale quadro istituzionale: una grande alleanza tra cittadini, Cassa Depositi e Prestiti, sistema bancario, fondazioni, mondo delle costruzioni. In ipotesi, la Cassa Depositi e Prestiti e anche la Bei potrebbero acquistare i titoli emessi dalle banche per finanziare i mutui residenziali, con una forte riduzione del costo della raccolta”.
In altri termini il nuovo “piano Fanfani potrebbe basarsi su ”cartelle fondiarie con la collaborazione di Cdp e, meglio ancora, cartolarizzazione di mutui già in corso concessi dalle banche. Tra gli strumenti operativi inoltre gli ex Iacp potrebbero essere i gestori del patrimonio realizzato per il periodo di locazione previsto”, aggiunge Ciaccia.
Secondo il viceministro ”il nuovo piano potrebbe avvalersi del contesto di riferimento interno predisposto da questo Governo nei settori delle infrastrutture e dell’edilizia e, dal momento che le costruzioni relative all’edilizia residenziale pubblica potrebbero dar luogo ad opere pubbliche da eseguirsi in partenariato con i privati, ricorrerebbero i presupposti per applicare la normativa sui “project bond” italiani, strumenti che potrebbero essere molto utili per finanziare la fase critica della costruzione delle opere senza gravare sul debito pubblico e a un costo minore rispetto ai prestiti bancari”. Stime del Governo indicano al momento in circa 600mila le famiglie in attesa di un alloggio di edilizia residenziale pubblica.
”Si trattò di assicurare a quel tempo adeguati finanziamenti pubblici al settore delle costruzioni, allora come oggi formidabile leva per lo sviluppo economico e incubatore veloce di posti di lavoro, anche non altamente specializzato”, aggiunge Ciaccia .
Ma il mercato immobiliare continua a crollare: meno 26% delle compravendite. Sono i dati dell’Agenzia del Territorio che registra nel terzo trimestre un nuovo crollo, la caduta più forte dall’inizio delle serie storiche, ovvero dal 2004. Tra luglio e settembre 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, le compravendite sono scese del 25,8%; nel settore residenziale il tonfo è del 26,8%.