Hedge Fund e la spallata all’Euro: il secondo trimestre si vacilla

ROMA – Euro sotto attacco, Borsa di Milano bersaglio degli hedge fund, vendite allo scoperto come in agosto. Per il Sole 24 Ore: “Hedge, Europa nel mirino. A Milano la pressione risale ai livelli di agosto”. Da febbraio non c’è più divieto di vendite allo scoperto, ora sotto attacco ci sono anche Paesi del Nord Europa, come l’Olanda. Diffusa nel mondo la sensazione che i bilanci delle società quotate siano inferiori alle attese.

Insomma, dopo i primi tre mesi del 2012, in cui i mercati si erano ripresi, il secondo trimestre è iniziato male, tra varie incognite sul piano politico ed economico. Lo spread è una chiara dimostrazione, ma nel mirino finiscono non solo i Paesi mediterranei, ma anche alcuni considerati finora nel nocciolo duro dell’euro come l’Olanda. A Piazza Affari gli Etf ribassisti hanno registrato un forte aumento degli scambi.

Gli hedge fund stanno tornando a cercare di dare spallate alla fortezza Europa. E non solo nei punti percepiti come più deboli. Un trend ormai più che indiziario, in un contesto generale in cui gli investitori hanno varie ragioni per essere meno ottimisti, dopo quasi tutto un trimestre in cui le euro-preoccupazioni si erano allentate generando una ripresa sia dei mercati azionari sia di quelli obbligazionari.

“La speculazione è sempre vigile: non si è mai fermata, ma solo attenuata – osserva Angelo Drusiani, gestore di Albertini Syz al Sole 24 Ore – Molta finanza guadagna sulle inversioni di tendenza e tende a cavalcarle. Un segnale concomitante piuttosto chiaro arriva dal nuovo martellamento della stampa anglosassone, specie nei confronti di Spagna e Italia. La consolazione, ma non per gli esportatori nell’economia reale, è che l’euro probabilmente si indebolirà solo di poco, visto che non conviene agli Usa che ceda in modo accentuato”.

Scrive quindi il Sole 24 Ore: Che sia in esaurimento la spinta propulsiva derivante dalle precedenti forti iniezioni di liquidità nel sistema da parte della Bce? o di chi insiste sulle relazioni pericolose create dalla “simbiosi” tra banche dell’Europeriferia (che hanno comprato titoli di stato con la liquidità addizionale) e bond pubblici: il calo dei titoli e gli intoppi sulle aste (specie le ultime in Spagna) gravano sulle banche e le penalizzano in Borsa, riverberandosi sull’andamento generale dei listini azionari. Così si spiega come, mentre le performance delle Borse extraeuropee sono rimaste relativamente robuste, molte piazze azionarie europee abbiano accusato di recente duri colpi, a partire dai tonfi di Madrid e Piazza Affari, dove aumentano i volumi sugli Etf ribassisti.

Non giova che le proibizioni delle vendite allo scoperto sui titoli finanziari siano venute meno da fine febbraio. Sul clima generale potrebbero incidere anche i rinnovati venti contrari provenienti dagli States, che avranno una prima verifica domani (a mercati europei chiusi) in relazione all’ultimo dato deludente sull’occupazione. Per alcuni osservatori è già cominciata una correzione dell’azionario, dopo che solo all’inizio dell’ultima ottava l’indice S&P’s 500 ha toccato i massimi da quattro anni, per poi accusare la maggiore contrazione settimanale dell’anno.

Sono in molti gli analisti che ipotizzano una stagione inferiore al consensus degli utili aziendali trimestrali, che inizia dopo Pasqua proprio con JPMorgan Chase, il colosso bancario Usa finito sotto i riflettori per il braccio di ferro in corso con gli hedge fund sulle posizioni ammassate dal suo trader Bruno Iksil a Londra su un maxi-indice di Cds. Peraltro non manca chi spera in dati macro deludenti (anche quelle attesi dalla Cina a giorni) e nei loro effetti sui mercati, perché possano diventare l’innesco di una nuova manovra di allentamento quantitativo della Fed, dopo che la reticenza emersa in proposito da parte della banca centrale Usa ha contribuito a ridurre la propensione al rischio degli investitori.

Ma che su Piazza Affari sia tornata un po’ di tensione lo dimostra non solo il pesante calo degli indici (-11,3% il calo del Ftse Mib dal 19 marzo a giovedì) ma anche l’aumento dei volumi scambiati degli Etf ribassisti, strumenti derivati che permettono di guadagnare con i cali del sottostante (in questo caso il Ftse Mib).

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Alessandro Avico