Il tavolo della presidenza
Sono arrivati in circa quattromila all’Auditorium della Conciliazione di Roma i rappresentanti delle imprese balneari italiane. Una manifestazione che si è anche riversata per le strade vicine, con alcune centinaia di partecipanti che hanno preso d’assalto i ponti vicini alla zona di Castel Sant’Angelo. «Salviamo il lavoro dei bagnini e delle imprese balneari», «Tremonti, pensa ai mari, non ai monti», «Governo ci promettesti un tavolo tecnico che non si è mai aperto» e «Il grande molo turistico del Mediterraneo perde il suo storico equipaggio».
Sono alcuni degli slogan esibiti sugli striscioni. Gli imprenditori manifestanti, muniti di ombrelloni, hanno inscenato una rumorosa protesta all’aperto mentre all’interno del teatro l’Assemblea generale delle imprese balneari italiane, organizzata dalla Federazione Imprese Balneari, ha rivolto al Governo un appello per prendere alcuni provvedimenti che facilitino gli investimenti del settore turistico balneare. «Io mi tuffo, tu mi truffi», una delle altre frasi ad effetto comparse. I temi dell’assemblea sono stati principalmente i rimedi alla crisi economica che ha danneggiato anche le imprese che aderiscono alla Fiba. Sia il suo presidente Vincenzo Lardinelli, sia il numero uno del Sindacato italiano balneari (Sib) Riccardo Borgo hanno incalzato il ministro per gli Affari regionali Fitto, presente all’assise. Dopo le politiche giudicate troppo severe del governo Prodi, le imprese chiedono al ministro dell’Economia Tremonti maggiore attenzione per il turismo estivo. Proprio Fitto, nel suo intervento, ha auspicato che «in tempi brevi si possa identificare una soluzione opportuna, nell’ambito della finanziaria, per risolvere il problema delle numerose concessioni balneari che scadranno il 31 dicembre prossimo».
«C’è il forte rischio che in occasione della prossima stagione turistica molti litorali italiani saranno deserti, senza alcun tipo di servizio e di assistenza, senza la sicurezza dei bagnini di salvataggio, senza pulizia. – hanno detto nei loro interventi – Se non ci saranno delle risposte precise in tempi brevi, causa l’infrazione comunitaria che modifica la durata delle concessioni demaniali marittime, la peculiarità dell’offerta turistica balneare italiana sarà cancellata, mettendo in pericolo 28mila imprese, 400mila posti di lavoro, l’integrità ambientale delle coste ma, soprattutto, la stessa immagine turistica dell’Italia». Ma che cosa hanno chiesto per il futuro i quattromila presenti? Tre riforme su tutto. In primo luogo, un periodo di transizione di vent’anni, dato che un lasso di tempo più breve non consentirebbe degli investimenti sul lungo periodo. Poi c’è da riformare il Codice della navigazione, troppo rigido e con troppi vincoli a carico dei gestori di stabilimenti; e infine, serve una riduzione delle imposte: le aliquote dell’Iva devono essere abbassate per non strozzare il mercato dei servizi.
