Un incremento che rischia di annullare il beneficio della diminuzione del peso fiscale sul costo del lavoro a carico delle imprese: “Nel gioco delle tre nuove tasse (Tari, Tasi, Trise) – dice il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – a rimetterci sono, ancora una volta, gli imprenditori. Il cambiamento di nome ai tributi nasconde un aumento della pressione fiscale, ancor più intollerabile se si considera che pesa sugli immobili produttivi che, per gli imprenditori, rappresentano strumenti di lavoro. Non è giusto che gli immobili produttivi siano trattati alla stregua delle seconde case: i nostri laboratori vanno esentati dall’imposta perché sono la nostra prima casa”.
L’aumento di 1,1 miliardi scaturisce dall’ipotesi più probabile dell’applicazione dell’aliquota Tasi intermedia dell’1,9 per mille. Nel dettaglio delle voci, spiega la confederazione degli artigiani, per quanto riguarda l’Imu le imprese nel 2014 pagheranno 7,3 miliardi (+50,4% rispetto al 2011), mentre per la Trise il costo a carico degli imprenditori sarà pari a 5,5 miliardi (+52,8% rispetto al 2011). Di più: tra il 2011 e il 2014, l’aumento medio annuo della tassazione immobiliare sulle imprese è stato del 14,8%. Incrementi – dicono gli artigani – decisamente non proporzionali all’andamento negativo dei risultati aziendali provocati dalla crisi: tra il 2010 e il 2013, infatti, il fatturato delle imprese manifatturiere è diminuito dello 0,5%, quello delle imprese di costruzioni è sceso del 9,4%, e per le aziende del commercio è calato dell’1,2%.