MILANO – Intesa SanPaolo vara il piano d’impresa, rafforzato da un aumento di capitale da 5 miliardi di euro, e garantisce agli azionisti un ritorno in dividendi per 5,3 miliardi entro il 2013, che lieviteranno fino a quota 13,5 miliardi nel 2015.
Il tutto consentirà alla banca di Giovanni Bazoli e Corrado Passera di essere “allineata e competitiva”, scrive l’Ansa, come richiesto dalla Banca d’Italia, all’interno dei paletti fissati da Basilea 3 (con un Core tier 1 ratio al 10%).
Proprio ”la crescita” sarebbe il ”fil rouge” del nuovo piano industriale, come ha avuto modo di indicare il consigliere delegato Passera nel corso della presentazione agli analisti che si è conclusa con il titolo che galoppava oltre i 5 punti percentuali (in chiusura +5,35% a 2,24 euro). Del resto basta guardare ai numeri per capire le ambizioni di Intesa SanPaolo per i prossimi anni.
L’utile netto è atteso nel 2013 a 4,2 miliardi in crescita del 16,3% rispetto ai 2,7 miliardi del 2010; e a 5,6 miliardi nel 2015 (+15,5%). In miglioramento anche i ricavi che, in un contesto economico prudente (Pil Italia 2011-2013 circa +0,8%), sono attesi a 19,6 miliardi nel 2013 (+6,1% rispetto ai 16,4 mld del 2010) e a 21,7 miliardi nel 2015 (+5,7%). Se poi la ripresa dovesse essere più spedita (Pil Italia +1,2%) allora i proventi netti potrebbero essere essere anche un miliardo in più.
L’aumento di capitale che verrà sottoposto agli azionisti il prossimo 10 maggio a Torino. La decisione di ricapitalizzare, ha spiegato Bazoli, è arrivata ”non dalle pressioni, che non ci sono mai state, ma dalle indicazioni dei regolatori e anche dei mercati”. ”Inserire l’aumento nel piano – ha aggiunto – è maturata nelle ultime 3-4 settimane: fino ad allora il piano era concepito sul presupposto che potesse non esserci e sarebbe stato in piedi lo stesso”.
Sulla stessa onda Passera che ha detto: ”Abbiamo deciso di rafforzare il piano d’impresa con un forte aumento di capitale: una decisione difficile” da prendere e che ”molti di voi non si aspettavano” ma ”giusta”. Anche perché in questo modo la banca ha recepito in maniera tempestiva il messaggio dei regolatori e del mercato di avere un ”10% di common capital ratio”. E a garantire sostegno ci sono le Fondazioni.
Il presidente della Cariplo nonché dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, ha spiegato che gli enti ”faranno la loro parte e non ridurranno le loro erogazioni”. Dello stesso avviso la Fondazione CariFirenze, azionista di Intesa col 3,37%, che sottoscriverà pro-quota. Del resto Bazoli ha spiegato che ”quando un terzo del capitale si dichiara non solo d’accordo ma orientato a sottoscrivere è una prova della bonta”’ dell’operazione. Passera inoltre si attende un via libera degli azionisti a stretto giro e non commenta l’ipotesi di una newco partecipata dagli enti per sottoscrivere parte dell’inoptato. Detto questo è stato precisato poi che il piano non include operazioni straordinarie ma, nel caso, verrano valutate di volta in volta. A tal proposito Bazoli, sottolineando a più riprese l’indipenza della banca rispetto alla politica, ha aperto alla possibilità di nuove acquisizioni oltre-frontiera. ”Se ci saranno – ha detto il professore – allora saremo orientati sull’estero”.
Nel mirino ci sono Polonia, Repubblica Ceca e Turchia, oltre che Medioriente e Nord Africa. Tuttavia, per realizzare lo shopping scrive l’Ansa non si farà ricorso ai mezzi freschi in arrivo dall’iniezione da 5 miliardi ma a operazioni di capital management come cessioni e o quotazioni, vedi ad esempio il piano Fideuram, congelato da tempo. Da escludere invece, secondo Passera, una trattativa con UniCredit per un’integrazione tra Pioneer ed Eurizon.
