ROMA, 10 OTT – Balzo della produzione industriale ad agosto, mese in cui segna un rialzo congiunturale del 4,3% (dato destagionalizzato). Si tratta dell’aumento maggiore dal 2000. Su base annua l’indice sale del 4,7% (dato corretto per effetti di calendario). Lo rileva l’Istat.
L’aumento segnato su base mensile e’ quindi un record, visto che il rialzo e’ il piu’ alto dall’inizio delle serie storiche destagionalizzate, appunto dal 2000. Tuttavia il mese di agosto e’ solitamente ”anomalo”, o meglio variabile. Il numero delle imprese che decidono di chiudere puo’, infatti, cambiare. Nella media giugno-agosto la produzione e’ aumentata dello 0,7% rispetto al trimestre immediatamente precedente. Nella media dei primi otto mesi 2011 e’ cresciuta dell’1,7% su base annua.
La crescita della produzione industriale ad agosto ha superato le previsione degli analisti sia per il dato congiunturale, +4,3%, sia per il tendenziale, +4,7% (+4,6% il grezzo). Passando all’andamento per i diversi comparti, l’Istat evidenzia, considerando l’indice corretto per gli effetti di calendario, gli aumenti annui piu’ marcati nei settori della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchine e impianti (+16,8%), delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+13,0%) e della fabbricazione di macchinari e attrezzature non classificati altrove (+12,9%).
Le diminuzioni maggiori riguardano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-10,1%), la fabbricazione di prodotti chimici (-4,0%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-1,7%). Guardando ai raggruppamenti principali d’industrie, ad agosto 2011 l’indice destagionalizzato registra incrementi congiunturali positivi per tutti i comparti: +4,2% per i beni di consumo, +4,0% per i beni strumentali, +3,3% per l’energia e +2,7% per i beni intermedi.
In termini tendenziali, l’indice corretto per gli effetti di calendario segna variazioni positive per il raggruppamento dei beni intermedi (+8,3%), dei beni strumentali (+6,9%), dell’energia (+3,5%) e, in misura piu’ limitata, per il raggruppamento dei beni di consumo (+0,6%).