Di questo aspetto avrebbe dovuto tener conto anche Moody’s quando lo scorso 4 ottobre ha comunicato di aver declassato il debito sovrano italiano al livello A2 dal precedente Aa2 con outlook negativo. L’agenzia ha invece optato per un generalizzato downgrading del sistema Italia. Ridotto il giudizio di Unicredit, Intesa, Finmeccanica, Poste Italiane, Terna, Eni ed Enel e quello di 30 enti locali italiani. L’agenzia ha abbassato il voto delle province autonome di Trento e Bolzano,della Cassa del Trentino e della Lombardia e declassato al livello A2, lo stesso rating assegnato all’Italia, le regioni Basilicata, Liguria, Marche, Umbria, Toscana, Veneto, le province di Firenze, Milano e Torino, le città di Milano, Venezia, Siena e anche la società Finlombarda.
Le regioni Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia sono state declassate ad A3; l’Abruzzo e il Molise a Baa1; il Lazio, la Calabria e la Campania a Baa2.
Il modo di operare delle poche agenzie di rating rimane ancora relativamente casuale: alcune si concentrano su pochi fatti ed agiscono in continuità con i metodi del passato, mentre altre tengono in considerazione la effettiva correlazione con l’economia italiana dell’intero bilancio. Certo è che le società più esposte come business all’andamento della globalizzazione saranno anche quelle che, nel prossimo futuro, subiranno meno gli effetti del rating del debito sovrano italiano come ha già iniziato a certificare Standard and Poor’s nei suoi ultimi giudizi.
