ROMA – Bankitalia ha lanciato l’allarme: il 2012 sarĂ un anno di recessione. Ora l’urlo arriva direttamente dalle aziende che arrancano e lamentano criteri sempre piĂ¹ stringenti sui fidi, come ai tempi del crac Lehman. E poi tassi sempre piĂ¹ alti: sono saliti al 4,98% contro il 4,29% della media Ue. Le banche non si fidano, aziende e risparmiatori non riescono piĂ¹ ad avere mutui, non si vendono piĂ¹ case, si iniziano a erodere anche i risparmi, in un Paese “formica” come l’Italia: si è innescato il vortice della recessione, siamo tornati ai livelli del 2008.
Le imprese italiane, giĂ vessate da 70-80 miliardi di crediti verso la Pubblica amministrazione non ancora rientrati, denunciano la stretta: criteri sempre piĂ¹ stringenti dalle banche per prestiti e nuove linee di credito negli ultimi tre mesi del 2011, come nell’ultimo trimestre del 2008, all’indomani del crac Lehman. Bce e Bankitalia confermano. Avvertendo, come fa l’istituto europeo nell’ultima indagine presso le banche centrali dell’Eurozona (il Bank Lending Survey), che le condizioni per le grandi aziende sono peggiori di quelle applicate alle piccole.
Le banche tentano di difendersi: “Banche e imprese sono sulla stessa barca”, spiega il presidente dell’Abi Mussari. La posizione dell’Abi è chiara: non si tratta di credit crunch, ma di una domanda minore. Si chiedono (e dunque si ottengono) meno soldi. Le sofferenze, poi, esplodono (sopra i 100 miliardi) e la prudenza nell’erogare fidi, prestiti, mutui, crediti è d’obbligo. Quando poi i cordoni si allargano, il denaro costa di piĂ¹, perchĂ© la sua raccolta è meno facile e dunque cara. I
