La Banca Mondiale verso un nuovo presidente. Jim Yong Kim favorito

NEW YORK – Jim Yong Kim favorito per la presidenza della Banca Mondiale. Il candidato americano si contende la guida dell'istituto con il ministro delle finanze nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala. Lunedi' si terrano a Washington le prime riunioni del board della Banca Mondiale, per la successione di Robert Zoellick, che lascera' l'incarico alla fine di giugno. Una decisione ''per consenso'' e' attesa per il 20 aprile. Se Kim la spuntera' sull'avversaria la tradizione non scritta per cui la presidenza della Banca Mondiale spetta a un americano, mentre quella del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) a un europeo, verra' mantenuta. Kim ha gia' ottenuto l'appoggio di Giappone e Russia.

La scelta di Kim per la presidenza della Banca Mondiale da parte degli Stati Uniti e' stata una sorpresa. Kim e' nato a Seul ed emigrato negli Stati Uniti quando aveva cinque anni. A differenza dei piu' recenti presidenti della Banca Mondiale, Kim non e' ne' un ex banchiere ne' un rappresentate del governo americano. Kim e' stato direttore responsabile del dossier Aids per l'Organizzazione Mondiale della sanita' e dal 2009 e' presidente del college Darmouth, che annovera fra i suoi alunni anche il segretario al Tesoro Timothy Geithner. Kim e' stato il primo asiatico-americano a guidare un college dell'Ivy League, Medico e antropologo, Kim ha studiato a Brown e Harvard.

Secondo Kim la Banca Mondiale deve essere ''inclusiva'' e avere le risorse portare avanti la sua missione, ridurre la poverta''. ''La mia vita e il mio lavoro mi hanno portato a credere che uno sviluppo inclusivo e' un imperativo economico e morale. Riconosco – mette in evidenza – che la crescita economica e' vitale per generare risorse da investire nella sanita', nell'educazione e nel bene pubblico'' ha scritto sul Financial Times Kim nei giorni scorsi, cercando cosi' di spazzare le critiche che gli sono piovute addosso per 'Dying for Growth', libro di cui e' stato co-autore e nel quale si critica il 'neoliberismo' e la 'crescita guidata dalle aziende', che hanno peggiorato la situazione della classe media e dei poveri nei Paesi in via di sviluppo.

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Daniela Lauria