MILANO – La vecchiaia sul lavoro comincia a 45 anni, e c’è chi a 50 si mette a vendere Folletti. A riportare il primo dato è il Corriere della sera che a pagina 10 spiega come, superati i 45, si diventi “obsoleti come un Commodore 64” (leggi Commodore 45, ndr). Il secondo dato è, invece, un’astrazione di Cristina Casadei che in prima pagina sul Sole24ore racconta la storia di Ernesto Russo, 47 anni, alle spalle 26 di posto fisso in fabbrica, poi la mobilità e i contratti a termine. Oggi Ernesto suona campanelli a Como 3 alla ricerca di clienti per aspirapolveri. Cosa hanno in comune le due notizie? Raccontano in modo diverso uno spaccato del mercato del lavoro over-quaranta: quella dei quarantenni oggi è l’ultima generazione salita sul treno del posto fisso. Se è vero che fino a 30 anni rischi di fare l’apprendista e dai 40 sei già da buttare, il tempo della gloria professionale risulta essere davvero limitato.
A certificare i dati del Corriere della Sera è uno studio presentato oggi dall’osservatorio sul Diversity Management della Sda Bocconi, che ha monitorato le cause di discriminazione in azienda. L’indagine è stata svolta su un campione di 632 lavoratori dipendenti di 20 imprese, ciascuna con più di cento dipendenti. Gli indicatori monitorati sono l’orientamento sessuale, il genere, la provenienza etnica, l’età, eventuali disabilità, il percorso scolastico e l’aspetto fisico. Ma i ricercatori milanesi, convinti di rilevare il solito problema della discriminazione femminile sul lavoro, hanno, invece, scoperto che la maggior fonte di disagio è diventata l’età. Proprio come Ernesto Russo sul Sole24Ore: “Bel profilo, ma troppi anni. Non si ricorda nemmeno più quante volte se lo è sentito dire alla sua età, 47 anni”, scrive Cristina Casadei.
La domanda allora è perché questa tendenza ha subìto un’accelerazione negli ultimi due o tre anni? E la risposta la da il presidente di Gidp, associazione dei direttori del personale, Paolo Citterio, che intervistato dal Corriere della Sera, spiega: “a crisi ha contribuito. Prima della riforma delle pensioni targata governo Monti si sono utilizzate dosi massicce di prepensionamenti. Con “scivoli” verso il ritiro. Così i 45enni si sono resi conto in un colpo solo di aver perso il treno della carriera e di avere il fiato sul collo di giovani trentenni valorizzati per la disinvoltura con le tecnologie”.
Allo stesso modo Gilberto Marchi, presidente di Assores, associazione delle società di selezione, racconta: “Va detto che ci sono quarantenni con inglese elementare e scarsa dimestichezza con l’informatica che entrano in crisi appena l’azienda chiede loro di cambiare città nel raggio di 50 km”. Ma il gap tecnologico spesso può rivelarsi un alibi. Enrico Finzi, sociologo e presidente di AstraRicerche, raggiunto dal Corriere, osserva: “Le nostre indagini constatano ogni giorno come l’utilizzo di Internet stia diventando familiare anche in classi d’età elevate, ben oltre i quarant’anni. La ragione non detta spesso è un’altra. Gli stipendi dei lavoratori maturi sono più pesanti. E le imprese si fanno tentare. Ma quello a cui stiamo assistendo è un fenomeno drammatico e iniquo. Per di più dannoso per il Paese: si sprecano risorse professionali”.
E allora, agli Ernesto che ci vogliono provare a inventarsi come incaricato alla vendita diretta alla soglia dei 50 anni, risponde Patrizio Barsotti, presidente di Vorwerk Folletto che ha detto: “I cinquantenni sanno bene cosa c’è sul mercato del lavoro e apprezzano di più questo lavoro. Peraltro sono più affidabili”.
Sì perché secondo i dati riportati dal Sole24Ore, dei 55 mila venditori che abbiamo in Italia, oltre un quarto (il 25,1 %) ha tra i 45 e i 54 anni, il 4 % tra i 55 e i 64 e il 3,3% oltre i 64. Accade perché si ingrossano le file degli espulsi da fabbriche e uffici, ma ache perché chi ha 50 anni “ha più facilità ad instaurare il rapporto di fiducia con i potenziali clienti, fondamentale quando si devono vendere prodotti che hanno un costo elevato – riporta il Sole24Ore –. A quell’età poi le persone hanno una rete di conoscenze molto vasta che magari possono usare anche per motivi commerciali”.
Insomma, avere 50 anni, semmai, può essere un vantaggio perché “si hanno esperienze professionali alle spalle e quindi si conosce il mercato del lavoro. Di conseguenza si sa anche valutare meglio un’opportunità come quella di Vorwerk. Poi per noi spesso i cinquantenni sono più affidabili”, conclude Barsotti.
