NEW YORK – Tre anni e mezzo dopo il crack che ha fatto tremare l'intero pianeta – innescando una crisi finanziaria senza precedenti e ancora oggi non del tutto domata – la parabola discendente di Lehman Brothers volge al termine. Gli amministratori di quella che fino a settembre 2008 era la terza banca d'affari statunitense, hanno annunciato la fine della procedura fallimentare. Condizione indispensabile per passare al rimborso dei creditori.
''Siamo orgogliosi di annunciare l'uscita di Lehman Brothers dal 'Chapter 11' (la legge fallimentare americana, ndr.) e l'ingresso nella tappa finale del processo di fallimento, la distribuzione dei fondi ai creditori'', ha spiegato il responsabile della gestione della procedura fallimentare del gruppo. Dopo oltre un secolo e' dunque la fine di ogni attivita' per Lehman Brothers, che ha gia' venduto tutti i principali asset a concorrenti come Barclays.
Era il 15 settembre 2008 quando dal quartier generale di Lehman – uno degli operatori primari sul mercato dei titoli di Stato statunitensi – arrivo' il drammatico annuncio: la banca era costretta a doversi avvalere del 'Chapter 11', la legge americana sui fallimenti, affondata sotto i colpi della crisi dei mutui subprime.
Improvvisamente ci si trovava di fronte alla piu' grande bancarotta della storia degli Stati Uniti, con debiti bancari accumulati per circa 610 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attivita' per un valore di 639 miliardi. Un crack che mise in ginocchio la finanzia americana e mondiale, dando vita a una stretta creditizia che provoco' la piu' profonda recessione mondiale dall'epoca della Grande Depressione. Da allora nulla e' piu' stato come prima, con l'intera architettura della finanza internazionale rimessa in discussione, negli Usa e sull'altra sponda dell'Oceano.
Ancora oggi il sistema bancario americano risente della crisi partita nel 2008, con le principali banche (quelle 'too big to fail', troppo grandi per fallire) che stentano a riprendersi: da Merrill Lynch a Goldman Sachs, da Bank of America (la maggiore banca americana per asset) ad Aig.