ROMA – ”Gianni Agnelli informò George Bush senior, che allora era alla guida della Cia: ne ricevette una serie di raccomandazioni e il via libera. Poi, insieme, andammo da Carlo Azeglio Ciampi, e ricevemmo la benedizione anche del Governatore della Banca d’Italia”.
In un’intervista al Corriere della Sera Cesare Romiti, alla guida del Lingotto dal 1974 al 1998, racconta le ”trattative lunghissime, durate quasi due anni” per l’ingresso della Libia nell’azionariato Fiat. Nei dieci anni della Libia in Fiat, dice Romiti, non ci fu ”mai un’interferenza, mai una richiesta. Si sono sempre comportati come banchieri svizzeri”.
Gli accordi erano chiari: ”Non sarebbero mai entrati nella gestione, non avrebbero mai avuto notizie sensibili”. ”Nel ’76 avevamo un forte bisogno di capitali”, prosegue, mentre dieci anni dopo ”la Fiat era rinata e la Libia aveva guadagnato, parecchio”.
Negli ultimi tempi ”il rapporto con Tripoli ha certamente ecceduto i limiti dei rapporti tra due Stati”, afferma Romiti. ”Il Colonnello si è presentato in Italia con quella foto provocatoria appuntata sul bavero, eppure andare là, in passerella alla sua tenda, e stringergli la mano ha fatto premio su tutto il resto. Compreso il fatto che nel frattempo la Libia è diventata una dittatura tra le più feroci”.
Nell’intervista Romiti racconta di una telefonata ricevuta da Regeb Misellati, uno dei due consiglieri di Lafico in Fiat, in cui ”ci chiedevano una mano per recuperare i resti dell’aereo”, cioè del caccia libico caduto sulle montagne della Sila e scoperto alcune settimane dopo l’incidente di Ustica, il Dc9 dell’Itavia precipitato in mare il 27 giugno 1980. ”Ne parlai con i servizi, a Roma. Non sapremo mai cos’era successo, né a Ustica né sulla Sila, né durante né dopo. Sappiamo che il Mig fu restituito. Temevamo tutti fosse stato un missile. Uno sconfinamento, una battaglia segreta nei cieli, l’arma che parte e colpisce l’aereo civile. Ne parlammo. Mi rassicurarono”.
Romiti difende i libici: “Con noi i libici si sono sul serio comportati sempre come banchieri svizzeri. Ricordiamo anche le condizioni della Fiat di allora. Quando Tripoli entrò, nel 1976, avevamo un forte bisogno di capitali. Ciò non toglie che le trattative siano state lunghissime, quasi due anni. E questo proprio per i dubbi dell’Avvocato, e miei, sulla loro “presentabilità”
