ROMA – Solo a metà giugno scorso il gruppo Cevital del magnate algerino Issad Rebrab aveva rilevato le acciaierie di Piombino dando speranza agli operai della ex Lucchini con un ambizioso piano industriale con l’obiettivo in pochi anni di reimpiegare tutti i 2200 dipendenti. Che oggi tremano, non unicamente per i ritardi nella tempistica: Rebrab ha denunciato il tentativo del governo algerino di arrestarlo.
Il governo di Algeri, guidato dal 1999 da Abdelaziz Boutlefika, per bocca del ministro Bouchouareb ha accusato l’uomo più ricco del paese di aver truffato il paese. Si riferisce, il ministro, all’acquisizione della francese Brandt, investimento, secondo l’Algeria, utile al trasferimento illegale di valuta estera.
Il capitalista (è l’ottavo uomo più ricco d’Africa) e il governo socialista di Algeri, diretta espressione del Fronte di Liberazione, sono ai ferri corti. Ma sono le ricadute industriali della disputa che preoccupano a Piombino. Rebrab è stato attivissimo e munifico (ha appena lanciato un’offerta d’acquisto per la Leali Steel in Valsugana, ci informa Salvatore Cannavò sul Fatto Quotidiano) ma in pochi mesi la situazione desta più di una preoccupazione.
Il direttore generale della Cevital ex Lucchini se n’è andato, visto che di piano industriale non c’è traccia. I sindacati guardano con ansia a una tempistica che non corrisponde alle promesse di rilanciare il laminatoio, la bonifica dell’area a caldo e soprattutto dell’imponente centro di movimentazione merci. La minaccia del governo algerino non ci voleva, per i 1080 lavoratori ancora in cassa integrazione.