ROMA, 16 SET – L'incremento dell'aliquota Iva dal 20% al 21% ''avrà certamente l'effetto di ridurre le risorse disponibili del settore privato a favore delle Pubbliche Amministrazioni, ma il principale effetto depressivo riguarderà i consumi.
Infatti, la traslazione sui prezzi finali del suddetto incremento di imposte provocherà un gradino inflazionistico, a regime, tra 3 e 5 decimi di punto con la conseguenza di una contrazione del potere d'acquisto del reddito disponibile e della ricchezza delle famiglie consumatrici''.
Questa la valutazione dell'Ufficio Studi Confcommercio in vista dell'entrata in vigore della norma relativa all'aumento dell'Iva.
''Tutto ciò – prosegue la nota – implicherà, considerando anche le poco incoraggianti prospettive future del sistema economico, una riduzione dei consumi di entità proporzionale all'incremento dei prezzi al consumo. Inoltre, la riduzione della base imponibile dell'Iva, a causa dei minori consumi, fa immaginare che i previsti 4,2 miliardi di gettito teorico aggiuntivo (a regime) debbano essere ridotti a 3,7-3,9 miliardi effettivi.
L'effetto depressivo della manovra Iva – conclude l'Ufficio Studi – potrebbe poi risultare molto più marcato di quanto ipotizzato a causa del combinarsi degli effetti di una pluralità di provvedimenti tutti orientati nella medesima direzione di incrementare la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese''.
