Manovra, Tremonti resiste e non taglio le tasse

ROMA – Silvio Berlusconi che veste i panni del mediatore, Giulio Tremonti quelli del Professore, la Lega in posizione defilata, molti ministri e dirigenti di partito che fanno proposte ed infine Giancarlo Galan che, senza tanti preamboli, affronta il titolare del Tesoro chiedendo chiarezza su numeri e misure della manovra. E' la fotografia della riunione di maggioranza, durante la quale il ministro dell'Economia ha sì aperto a diversi suggerimenti, ma solo sulla carta visto che – per usare le parole di un autorevole esponente del governo – ''ha fatto molta filosofia, ma di concreto ha detto ben poco''.

Posizioni che si ritrovano anche nelle dichiarazioni al termine del vertice. Il presidente del Consiglio esprime soddisfazione per il metodo, chiedendo a tutti di mostrare medesima compattezza all'esterno. Parole necessarie a rasserenare il clima che, dopo le 'bombe' sganciate da Guido Crosetto sul Tesoro, è diventato talmente teso da far ritornare sulla scena lo spettro delle dimissioni. Passo indietro negato dal diretto interessato sul portone di palazzo Grazioli: ''In tasca ho soltanto una manovra seria e responsabile'', dice il ministro dell'Economia.

Tremonti però, davanti a ministri, capigruppo, coordinatori e dirigenti di Pdl, Lega e Responsabili, non cambia di molto la sua posizione, basata sull'assunto che il rigore ha la priorità.

Parla a lungo il Professore, illustra la filosofia della manovra e recapita al premier la prima bozza della legge delega sulla riforma fiscale. Che però, come dirà Franco Frattini, contiene più una ''rimodulazione'' delle imposte che una ''diminuzione'' delle tasse.

Parlano in tanti: Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Fabrizio Cicchitto. Toni pacati, giurano i presenti. L'unico che ''attacca'', assicurano, è il ministro dei Beni Culturali che senza tanti giri di parole dice ciò che molti pensano: non ci hai fatto vedere un numero, né tantomeno il dettaglio delle misure, dice rivolto al ministro dell'Economia.
Le sue parole spingono qualcuno dei presenti a proporre un rinvio del Cdm alla settimana successiva. Ma Tremonti ribatte che i mercati non aspettano e Berlusconi, forse per cercare di evitare altre tensioni, lo asseconda.

Nel suo intervento, in cui tira le somme, il presidente del Consiglio cerca di guardare al bicchiere mezzo pieno: ricorda le draconiane misure imposte dalla crisi agli altri Paesi europei, mentre l'Italia nonostante tutto è riuscita ad evitare misure lacrime e sangue. E sottolinea come per questa ragione possa godere di una consenso comunque più alto rispetto ai colleghi Ue.

Anche altri guardano al bicchiere mezzo pieno: c'è chi rimarca le 48 ore di tempo accordate da Tremonti per apportare correzioni alla manovra; chi sottolinea le aperture sui tagli alla politica e chi ricorda quelle sul patto di stabilità interno tanto caro al Carroccio. Ma nella sostanza, l'impressione è che il ministro dell'Economia non si sia mosso più di tanto dai paletti che aveva già fissato.

A cominciare dall'entità della manovra che resta di 43 miliardi; anche se spalmati su più anni e con un impatto contenuto nel biennio 2011-2012, da 1,8 miliardi quest'anno e 5,6 l'anno prossimo; con il grosso dei tagli rinviati al 2013 e al 2014.

Tutto, quindi, sembra dar ragione ai leghisti. A Bossi che ammonisce: ''Il governo rischia fin quando non è passata la manovra'. E aggiunge: sulla manovra ''c'è ancora molto da lavorare''. E a Marco Reguzzoni che candidamente ammette come ''nessuna decisione sia stata presa'' durante il vertice.

Published by
Maria Elena Perrero