ROMA, 21 OTT – Dal 2004 al 2006 i cittadini meridionali hanno ricevuto l'11% di risorse in meno rispetto a quanto sarebbe stato trasferito con coerenti politiche redistributive e di sviluppo. Sul fronte della spesa per lo sviluppo, in particolare, ogni cittadino meridionale ha ricevuto 211 euro in meno del programmato in base all'obiettivo del 45% del totale della spesa in conto capitale al Mezzogiorno. Lo sostiene uno studio di Adriano Giannola, Carmelo Petraglia e Domenico Scalera sui residui fiscali regionali pubblicato sul numero 1-2 della Rivista Economica del Mezzogiorno.
Dallo studio emerge che per l'intero Mezzogiorno, il valore effettivo del residuo fiscale risulta piu' contenuto rispetto al suo valore teorico: il Sud ottiene dallo Stato piu' di quanto versa, per via dei redditi piu' bassi e della struttura economica piu' debole, ma molto meno di quanto dovrebbe. Dal 2004 al 2006 il residuo fiscale medio dei residenti meridionali e' stato si' negativo, ma di -2.712 euro anziche' i -3.040 dovuti (l'11% in meno).
Le Regioni meridionali piu' penalizzate sono Abruzzo, Puglia e Campania: a fronte di un residuo teorico di -1.680 euro, l'Abruzzo registra -1.173 euro pro capite di residuo effettivo (con uno scarto del 30%), la Puglia -2.294 euro rispetto a -3.090 euro (-25%), la Campania -2.375 anziche' -2.967 euro (con una differenza del 20%).
Dal 2004 al 2006 ogni cittadino meridionale ha ricevuto effettivamente dallo Stato 1.015 euro a fronte dei 1.226 stabiliti dagli obiettivi di programma (cioe' con il 45% del totale della spesa al Mezzogiorno). Situazione capovolta al Centro-Nord: qui nello stesso periodo ogni cittadino ha ricevuto 936 euro, 115 in piu' rispetto agli 821 programmati.
