ROMA – Secondo giorno di passione per Nokia. Il gruppo finlandese, che ieri ha visto il proprio titolo affondare in Borsa del 17,5%, è arrivato a perdere anche nell'ultima seduta il 10%, scendendo, tra varie sospensioni per eccesso di ribasso, fino a 4,27 euro, ai minimi dal 1998, per poi chiudere con un leggerissimo rimbalzo dello 0,76% a 4,70 euro.
A pesare come un macigno sull'andamento delle azioni, è stato l'annuncio della stessa società sui risultati del secondo trimestre, previsti ora ''significativamente'' inferiori alle stime iniziali. Non solo. Preso atto della comunicazione di ieri, Moody's ha deciso immediatamente di mettere sotto osservazione il rating a lungo termine del gruppo (oggi ad A3), ipotizzando un possibile taglio a breve.
Secondo l'agenzia di rating l'annuncio di Nokia indica infatti ''un'erosione più rapida del previsto della quota di mercato non solo negli smartphone ma anche nel settore 'core' dei cellulari''.
Allo stesso tempo anche primarie banche d'affari come Goldman Sachs, RBS e Credit Suisse hanno rivisto al ribasso le raccomandazioni sul titolo. Ed anche Bernstein ha portato il target price da 5,5 a 3 euro. Nokia sconta ormai da anni il ritardo assoluto accumulato nel mercato degli smartphone, dove Apple e Google dominano ormai incontrastate. Le difficoltà in questo settore chiave nello sviluppo della telefonia mobile si sono già tradotte in tagli di personale (3.000 dipendenti in meno ed esternalizzazione di altri 4.000), in un rapido declino della quota di mercato e in risultati mediocri, oggi riconosciuti dalla stessa società.
Per correre ai ripari il gruppo finlandese ha annunciato a febbraio un'alleanza con Microsoft, ma il primo telefono sviluppato in comune con il gigante americano, il Windows Phone, non arriverà prima della fine dell'anno. Nokia resta dunque ancora in mezzo al guado e il periodo di transizione rischia di allarmare ulteriormente i mercati. Secondo i dati resi noti dallo stesso gruppo, nel primo trimestre dell'anno la quota di mercato è crollata al 29% dal 33% dello stesso periodo dell'anno precedente e dal 40% del 2008.