PARMA, 6 GIU – L'ex patron di Parmalat, l'ex Cavaliere (e' stato 'declassato' da Napolitano), l'ex re del latte, in realta' non si e' mai sentito un ex. E' se un'aziendina dolciaria di Parma non e' certo l'impero alimentare su cui non tramontava mai il sole che aveva costruito con grandi capacita' e grandi illegalita', dal giorno del crac (a fine 2003) al suo recente arresto, Calisto Tanzi non ha mai smesso di fare l'imprenditore.
Ne e' convinta la Procura di Parma che nell'ambito delle intercettazioni sull'inchiesta sulle opere d'arte nascoste, ha scoperto che Tanzi era tutt'altro che un pensionato disperato. Non aveva perso l'istinto dell'imprenditore e lo esercitava anche con un certo piglio.
Il Tanzi imprenditore gestiva la The Original American Backery srl, societa' riconducibile alla moglie ed al figlio di un amico di vecchia data, con la decisione e la sicurezza di quando costruiva il suo gioiellino, ''assolutamente diverso – ha detto il procuratore di Parma Gerardo La Guardia – dal Tanzi dimesso e sofferente che si e' visto nelle udienze del processo Parmalat''. Per il procuratore Tanzi ha avuto fino al giorno delle manette (scattate i primi di maggio) la ''gestione integrale'' dell'azienda, ne ha curato i ''rapporti con la grande distribuzione'', ''le politiche produttive'' e ''le vendite''. In pratica come un amministratore delegato ombra. Ed era rimasto talmente ben inserito fra i 'poteri forti' parmigiani, che tra le intercettazioni sono state trovate anche conversazioni a proposito di nomine bancarie. Come, insomma, se il tempo, gli eventi, le inchieste e le sentenze non fossero mai passati.
E mentre per domani e' attesa la decisione del tribunale di Sorveglianza di Bologna che dovra' stabilire se metter fine o meno al suo soggiorno dietro le sbarre, la procura ha chiuso le indagini anche per la questione del tesoro d'arte sottratto al fallimento. Oltre a Tanzi, risultano indagati la moglie, finora mai toccata dalle inchieste del crac, ed altre tre persone.
Le sue cantine, nei giorni precedenti all'esplosione del caso che portera' alla scoperta della piu' grande fabbrica di debiti della storia del capitalismo europeo, si erano trasformate in un museo di primissimo livello: Picasso, Kandinsky, Van Gogh, Pizarro, Guttuso, Manet, Monet e tanti altri ancora. Tutte opere recuperate e stimate dalla procura parmigiana: secondo una valutazione che La Guardia ha definito ''prudenziale'', la collezione Tanzi varrebbe almeno 28 milioni.
Da qui a dire, pero', che si tratti di una buona notizia per le decine di migliaia di risparmiatori truffati, ce ne corre. Intanto bisogna capire con esattezza chi questi quadri li ha pagati ed a chi appartengono. I quadri sarebbero costati 9,4 miliardi di lire: un investimento, almeno questo, davvero niente male. ''Di questi – ha detto La Guardia – sette miliardi provengono dal gruppo Parmalat. Degli altri soldi non conosciamo la provenienza''. Anche se si accertasse che le 112 opere sequestrate appartengono a Calisto Tanzi, metterle all'asta, venderle e risarcire chi aveva acquistato i bond, potrebbe essere talmente complicato da diventare impossibile. E questi incolpevoli capolavori potrebbero rimanere a lungo in qualche altro polveroso magazzino.
