ROMA – L'Italia e' in stand by: tira il fiato in attesa di vedere come reagira' oggi la Borsa dopo gli attacchi speculativi di venerdi'. Domenica sera la Consob interviene e dopo un esame della situazione decide una stretta sulle vendite allo scoperto, quelle che alimentano appunto la speculazione, in particolare al ribasso.
La Commissione sostiene di seguire una procedura gia' in vigore in altri paesi europei e a partire da oggi gli investitori che detengano posizioni ribassiste rilevanti sui titoli azionari negoziati sui mercati regolamentati italiani saranno tenuti a darne comunicazione alla Commissione.
Una riunione dell'Ue, d'emergenza come e' stato detto in un primo tempo da Reuters, ordinaria, come si e' affrettato a sottolineare il portavoce del Consiglio, e' convocata per lunedì prima dell'incontro dell'Eurogruppo. E' stato assicurato che l'Italia non figura all'ordine del giorno, ma certamente la speculazione sulla crisi dei debiti sovrani e la situazione della Grecia (in attesa del secondo round di aiuto dall'Europa) saranno oggetto di discussione tra i big e i ministri economici di Eurolandia.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano interviene in serata per cercare di condensare la fiducia nel Paese e nella sua capacita' di affrontare la situazione: ''Se siamo seri – dice lasciando il Festival di Spoleto – non ci dobbiamo preoccupare''. In ogni caso gli speculatori sembrano in surplace: gli hedge fund americani sarebbero pronti a scommettere contro l'Italia, riporta il Financial Times citando alcuni investitori.
I rendimenti sui titoli di stato italiani sono saliti – afferma il quotidiano britannico – ai massimi dall'ottobre 2002 in seguito alle tensioni fra il primo ministro, Silvio Berlusconi, e il ministro Giulio Tremonti, sul piano di austerity. Gli hedge fund, dice il FT, preferiscono scommettere direttamente invece che acquistare credit default swap. Anche il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, cerca di stemperare il clima e assicura che l'Italia non cadra' perche' sta facendo il necessario. Ad iniziare dal varo della manovra di correzione che approda lunedì in Parlamento dopo l'invito da piu' parti ad approvarla in tempi brevi.
Nella volonta' di scongiurare il rischio di questa 'tempesta perfetta' per il nostro Paese, si inserisce anche l'annuncio di ieri di alcuni leader delle diverse opposizioni, Bersani e Casini, per riforme e liberalizzazioni da presentare insieme alla maggioranza. ''Chi non combatte la speculazione internazionale contro l'Italia, chi diserta in questo momento da un impegno comune fa solo e semplicemente una scelta antinazionale. Noi non saremo mai tra questi'', scrive oggi Pier Ferdinando Casini sulla sua pagina Facebook.
Il segretario del Pd avverte che ''siamo intenzionati a reagire coralmente a eventuali tentativi di ondate speculative che vogliono mettere in ginocchio il Paese che non sara' messo in ginocchio da nessuno''. Anche l'Idv assicura che pur non condividendo la manovra manterra' un atteggiamento ''costruttivo''.
E in questi passaggi sembra quasi di cogliere su questa sponda dell'Atlantico indirettamente l'invito del presidente Usa, Obama, ad occuparsi del debito pubblico in maniera bipartisan. Il desiderio di una risposta unitaria contro gli attacchi e' sintetizzato, anche stavolta utilizzando i nuovi mezzi di comunicazione, dal ministro degli Esteri, Franco Frattini che su Twitter scrive: ''Il miglior modo di onorare i 150 anni dell'Italia: governo ed opposizione insieme, di fronte all'Europa e al mondo. A difendere un'Italia solida nei conti e nei fondamentali economici, soprattutto unita, decisa, e capace di scoraggiare ogni attacco''.
Intanto, come se non bastasse, a tenere alta la tensione sul mercato italiano c'e' anche il day after del Lodo Mondadori. Piazza Affari domani sara' quindi un vero e proprio crocevia a tutto campo. Oltre ai titoli bancari e assicurativi sotto pressione per eccellenza a causa della crisi e della vigilanza delle agenzie di rating, sotto i riflettori ci saranno infatti le azioni delle galassie di De Benedetti e Berlusconi. La sentenza di ieri sul Lodo, subito esecutiva, obbliga infatti l'azienda del premier a versare 560 milioni alla Cir, cassaforte dell'editore di Repubblica.
