Pensioni: innalzamento per tutti, senza “fregature” di finestre mobili

ROMA – Pensioni: il contributivo pro rata dovrebbe interessare una platea tra gli 1,5 e i 2 milioni di lavoratori che andranno in pensione da qui al 2016 con un massimo di 40 anni di contribuzione e 65 anni di età anagrafica. E’ in questa fascia che si manifestano interesse e preoccupazioni per la proposta del ministro del Welfare Elsa Fornero, tesa a razionalizzare il sistema e soprattutto a garantire maggiore equità. Da un punto dio vista contabile non è un gran cosa ma, nelle intenzioni degli estensori, fornirebbe appunto un messaggio di attenzione verso i trattamenti dei più giovani. Ma anche verso coloro che a fine carriera hanno percepito bassi stipendi per la crisi occupazionale: il sistema retributivo, che dal 2016 va in soffitta, per loro non è un buon affare visto che la crisi penalizza salari e redditi soprattutto di chi è fine carriera.

Spiega Alberto Brambilla, docente alla Cattolica, sul Corriere della Sera, che alla Riforma Dini mancava proprio il principio perequativo, di maggior equità per coloro che a fine dicembre 1995 non avevano maturato 18 anni di contributi e per i quali valeva da subito il sistema contributivo. Per chi quella soglia l’aveva superata, “con il contributivo si salvano gli ultimi anni retributivi maturati fino al 31 dicembre 2011 mentre tutto ciò che accadrà dopo il gennaio 2012 non influirà sul grosso della pensione ma solo sulla piccola parte calcolata con il contributivo”. Sempre in  tema di equità, la ricetta Fornero prevede la revisione delle “finestre mobili”, un sistema dove viene meno il patto di fiducia tra stato e contribuenti, al punto da poter senza enfasi o esagerazione essere definito una “fregatura”.  In Svizzera, ricorda Brambilla, una volta raggiunti i requisiti e fatta la domanda, dopo massimo tre mesi si ottiene l’assegno previdenziale.

In Italia vale la regola che impone 12 o 18 mesi di lavoro in più per chi abbia maturato 40 anni di servizio. In quel periodo il lavoratore è obbligato a versare un terzo del suo stipendio (se è dipendente) in contributi senza averne indietro un centesimo in pensione. Brambilla appoggia il giro di vite della Fornero  su questa mascheratura perniciosa dell’età pensionabile. A vantaggio di un sistema più trasparente e organico. “Meglio aumentare l’età del pensionamento a 63/64 anni per tutti , uomini e donne, e prevedere uscite di anzianità flessibili tra queste e i 67/68 anni: ovviamente più si lavora maggiore sarà la pensione”.

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Warsamé Dini Casali