ROMA – Pirelli-ChemChina: il ritorno degli acquisti a debito e dei finanziamenti facili. Dei 7,2 miliardi di euro necessari a ChemChina per l’offerta su Pirelli, 4 miliardi, cioè il 55%, saranno forniti dalle banche. Il meccanismo tecnico è quello del leverage buy-out. “Si ha un Lbo quando un’azienda viene acquisita da un investitore o gruppo di investitori che finanziano l’acquisizione indebitandosi (facendo quindi ‘leva’ col debito). Il corollario, naturalmente, è che la nuova azienda che si viene a formare, fondendosi con l’acquirente, si troverà appesantita da questo debito” (è la definizione che si può leggere sul glossario finanziario del Sole 24 Ore).
L’uso della leva del debito, molto ridimensionato con la crisi finanziaria, è tornato in auge nel momento della iniezione di liquidità che la Bce porterà a oltre mille miliardi di euro in un anno e mezzo. La condizione più propizia per gli acquisti. I compratori, approfittando dei tassi bassi, si fiondano sul mercato dei fondi ad alto rendimento (high yeld) spingendo il mercato europeo al record nella raccolta.
E’ fra l’altro l’analisi, preoccupata, di Paul Watters, analista del credito per Standard & Poor’s riportata da Walter Galbiati su Repubblica: l’allarme è sul ritorno dei finanziamenti facili per operazioni di fusione e acquisizioni. Il ritorno del debito facile. Le prospettive di ritorno sono circoscritte: per dire, nell’operazione Pirelli, serviranno 23 anni agli azionisti per ripagarsi l’offerta. Pirelli potrebbe venir smembrata e venduta a pezzi. Oppure, non sarebbe così strano che alla fine si percorra “la terza via, di cui finora nessuno ha parlato, quella di fondere la holding con la preda, scaricando il peso dell’acquisto sulla Pirelli” (Walter Galbiati).
Che il fiuto dell’analista possa aver annusato bene, lo conferma il ritorno sulla scena nelle fusioni e acquisizioni (M&A) di Marco Tronchetti Provera, uno dei principali sponsor dei leverage. Portò a compimento lo schema di Roberto Colaninno quando gli subentrò al comando di Telecom Italia e utilizzò il leverage sistematicamente nella creazione del ramo immobiliare di Pirelli, la Real Estate, ai tempi guidata da Carlo Puri Negri. Nel primo caso lo chiuse fondendo le varie scatole di controllo in Telecom Italia per scaricare il debito originario (ridotto da 43 a 29 miliardi) sulla società operativa, che però non si è mai più risollevata, nel secondo creò dei veicoli per comprare e vendere immobili utilizzando il 20% di capitale e l’80% di debito.
Tutte le volte al suo fianco figuravano le più grandi banche d’affari mondiali, sempre pronte a cogliere l’occasione per incassare commissioni senza grande interesse per le possibili ripercussioni sulle società industriali. Ora Tronchetti Provera ci riprova insieme con i cinesi di ChemChina che con l’aiuto di Jp Morgan e Citi lanceranno un’offerta a debito su Pirelli. Dei 7,2 miliardi di euro necessari per togliere la società da Piazza Affari, 4 miliardi (pari al 55% dell’offerta) verranno forniti dalle banche. Non sono più le percentuali dell’età dell’oro del leverage buyout, ma sono in linea coi tempi attuali, in cui anche per chi compra una casa le banche sono pronte a finanziare poco più del 50% dell’importo richiesto. (Walter Galbiati, La Repubblica)