
ROMA – Poste Italiane sarĂ quotata in Borsa, a Piazza Affari, entro l’autunno. SarĂ messo in vendita il 40% di Poste, pari a 480 milioni di azioni per 1,2 miliardi di euro. Si tratta della piĂ¹ grande privatizzazione da quando sbarcĂ² sul mercato di Milano l’Enel, nel lontano 2 novembre del 1999. Anche il gruppo guidato dalla primavera dell’anno scorso da Francesco Caio potrebbe debuttare a piazza Affari nello stesso giorno.
A disposizione dei piccoli investitori ci sarĂ il 30-40% dello stock di azioni. Il restante 60-70% sarĂ riservato agli investitori istituzionali. Daniela Polizzi sul Corriere della Sera spiega come l’ingresso in Borsa di Poste sia una notizia che riguarda la finanza pubblica, l’alta finanza ma anche moltissimi piccoli risparmiatori:
Ăˆ al lavoro la direzione finanza con al timone l’ex top manager Enel Luigi Ferraris. Il prospetto informativo sarĂ pronto entro venerdì 7 agosto. VerrĂ depositato a ruota in Consob e Borsa italiana, il cui nulla osta è atteso entro settembre. In mezzo, due passaggi chiave. Primo, il ministero del Tesoro, azionista al 100% di Poste, dovrĂ comunicare l’ammontare della quota riservata all’offerta di vendita in Borsa. Secondo, dovrĂ indicare le valutazioni, affiancato dai coordinatori globali Unicredit, Mediobanca, Banca Imi, Citi e Merrill Lynch e i joint bookrunner (dieci banche in tutto). E qui Caio avrĂ un ruolo chiave per spuntare il massimo possibile.
A metĂ ottobre scatterĂ poi il roadshow e i primi giorni di novembre Poste potrebbe essere giĂ il primo gruppo quotato del recapito postale e dei servizi finanziari in Europa, visto che la britannica Royal Mail non ha ricavi da attivitĂ finanziarie e assicurative, che sono il pezzo forte, quanto a margini, di Poste.
Se verrĂ confermata la quota del 40% per l’offerta, andranno in vendita 480 milioni di azioni sulla base di un capitale di 1,2 miliardi di titoli. Al retail potrebbe andare tra il 30 e il 40% delle azioni offerte. Di cui il 10-15% è la tranche riservata ai dipendenti: 145 mila addetti. A entrambi sarĂ offerta una bonus share. Come dire che ci si aspetta un ruolo chiave da parte del serbatoio di 33 milioni di clienti dei servizi di Poste e dai risparmiatori alla ricerca di rendimenti piĂ¹ alti dei Btp. OltrechĂ© dai dipendenti. Per loro ci sarĂ un taglio minimo piĂ¹ basso.
L’esempio piĂ¹ recente nelle privatizzazioni è quello di Fincantieri i cui dipendenti hanno ricevuto fino a due lotti minimi, per un ammontare di 4 mila euro. Ed è ipotizzabile che la stessa soglia di valore venga replicata anche qui. Quindi, se tutto andrĂ come previsto, ci saranno da 144 a 192 milioni di azioni — cioè fino a un massimo del 16% del gruppo — in mano ai risparmiatori. E giĂ si preparano i 6 mila sportelli abilitati delle Poste e i 5 mila delle tre banche italiane.
Agli investitori istituzionali, quelli che si muovono da Londra e che Caio è già andato a trovare due volte in queste settimane, è riservato il 60-70% dell’offerta perché avranno il ruolo di investitori di lungo periodo che stabilizzano il titolo. E dovranno dimostrare fiducia nel piano di Caio.
