
ROMA – Le attività criminali in Italia valgono fino a 190 miliardi di euro. Il Comitato di sicurezza finanziaria, Csf, ha diffuso i dati della prima Analisi nazionale sui rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Un report che ha messo in evidenza, dopo l’approvazione in Senato della norma sul rientro di capitali che introduce il reato di autoriciclaggio, quanto corruzione e altri illeciti influiscano sull’economia italiana in modo negativo.
Il report, spiega Repubblica, evidenzia come approssimando a 1600 miliardi il Pil, fino a 190 miliardi di euro è il valore dei proventi delle attività criminali:
“L’influenza delle attività illecite sull’economia italiana è di sicuro rilievo. Ancorché non esista una stima unica e ufficiale del valore economico delle attività criminali, le varie valutazioni (che variano tra l’1,7 e il 12% del Pil a seconda della definizione sottostante e dei metodi utilizzati) concorrono a sostenere un giudizio di assoluta significatività della minaccia che i proventi illeciti siano prodotti nel territorio nazionale e siano reimmessi nei circuiti economico-finanziari italiani e stranieri”.
E il Ministero dell’Economia e delle Finanze segnala:
“Corruzione, evasione fiscale, narcotraffico, reati fallimentari e usura alcune delle condotte criminali più preoccupanti”, segnala il Mef. “La criminalità organizzata italiana ma anche straniera operante nel territorio, è la modalità prevalente con cui i crimini sono perpetrati. Con esclusione dell’evasione fiscale, la quasi totalità delle condotte criminali, inclusa la corruzione, è per larghissima parte e, in talune ipotesi esclusivamente, riconducibile al crimine organizzato (es. narcotraffico, estorsione, gioco d’azzardo, traffico illecito dei rifiuti, contrabbando e contraffazione)”.
La percezione della corruzione poi pone l’Italia all’ultimo posto in Europa, comparandola alla Romania:
“La sola corruzione, si legge nelle pagine del rapporto, accreditata di una stima di 50 o 60 miliardi ma ritenuta non sufficientemente attendibile, per altre fonti ruba molto spazio alla crescita delle imprese: “Le aziende che operano in un contesto corrotto crescono in media del 25% in meno rispetto alle concorrenti che operano in un’area di legalità”. Nel complesso, a fronte di un rischio alto di riciclaggio, il Mef sottolinea che “il sistema di prevenzione e contrasto italiano appare nel suo complesso adeguato”.
Altro problema poi deriva dall’eccessivo uso del contanto:
“Non è un problema uniforme sul territorio nazionale e anzi il Csf traccia una sorta di classificazione delle Regioni più a rischio. Quelle da “bollino rosso” sono Benevento, Biella, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Foggia, Isernia, Macerata, Messina, Napoli, Reggio Calabria, Vibo Valentia”.
Le attività più a rischio sono i “compro-oro” e il settore immobiliare:
“Le agenzie immobiliari in particolare, “non hanno ancora consapevolezza del proprio ruolo di presidio antiriciclaggio in un contesto di rischio rilevante”. Il Comitato sottolinea inoltre che sul fronte della punibilità dei reati, “la criminalizzazione dell’autoriciclaggio si conferma essere un passo necessario”.
