Uno-due Camusso-Marcegaglia: la riforma non va bene

ROMA – Uno-due Camusso-Marcegaglia sull’accordo raggiunto tra il governo e i partiti di maggioranza. Una frena sulla flessibilità in uscita, l’altra su quella in entrata. Troppo cara la flessibilità in entrata, troppo piccola in uscita. Al vertice l’intesa era per un articolo 18 “alla tedesca”: isprandosi al modello tedesco distingueva tra il licenziamento per ragioni discriminatorie da quello per ragioni disciplinari e quello causato da ragioni esclusivamente economiche. Ma a far andare di traverso l’accordo ci ha pensato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso che ha detto: “Vedremo quali proposte saranno fatte. Quelle sentite fino ad ora dal governo non ci convincono e non vanno bene”.

”Non ho notizie se non quelle giornalistiche su cosa si sono detti al vertice di ieri – chiarisce la leader sindacale –  Io continuo a pensare che la trattativa vada fatta con le parti sociali: quindi vedremo cosa ci dirà il governo al tavolo, martedì” quando, ha specificato, ”ci aspettiamo delle risposte”.

“La maggioranza dei licenziamenti disciplinari che le aziende tentano di fare – spiega Camusso entrando nel merito – riguardano processi di mobbing: per cui chi dice di liberalizzare i licenziamenti disciplinari sta dicendo che deve tornare il libero arbitrio nei rapporti tra datore di lavoro e dipendente”.

Mentre va sempre tenuto presente per Camusso che “tra datore di lavoro e lavoratore, il soggetto debole è il lavoratore e le tutele servono a tutelare il soggetto debole”.

Il governo dia dei segnali sul precariato e i rapporti di lavoro illegali: a quel punto la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro potrebbe essere un’inversione di tendenza. “La trattativa potrebbe anche essere un’occasione – ha spiegato Camusso – non è detto che lo sia ma potrebbe essere un’occasione per passare dal dire che la precarietà è un grande problema al ‘proviamo a cambiare qualcosa’. Una situazione come quella del precariato non si cambia dall’oggi al domani, ma se non si comincia a invertire la tendenza non cambierà mai”.

Ci sono tre cose che si potrebbero fare e che potrebbero dare  il segno dell’inversione secondo Camusso: “Togliamo le cose che non hanno relazione con le esigenze delle persone e con le esigenze produttive, ovvero quelle forme di contratto che sono l’equivalente del caporalato e della sopraffazione. Bisogna cancellarle, bisogna dare il segno che si può, visto che si chiede a noi di dare dei segnali”. ”In secondo luogo – ha proseguito la Camusso – bisogna far pagare di più, perché se il lavoro deve essere libero, questa mancanza di regole deve essere compensata a partire dal fatto che non paghi il lavoratore autonomo meno di quello con le normali tutele. Bisogna porre un argine alle forme di illegalità nei rapporti di lavoro. Un lavoro autonomo è diventato un lavoro subordinato con pagamento della partita Iva, e un rapporto di collaborazione e’ diventato un rapporto subordinato ma in realtà parasubordinato”.

Ad ogni modo, secondo la leader Cgil sulla trattativa in corso per la riforma del lavoro “l’entusiasmo che si è diffuso in queste ore per cui tutto è già risolto e basta una firma su un pezzo di carta… a noi non pare né che ci sia entusiasmo, né che si sia alla fine del percorso”. “Vorremmo capire cosa il governo mette sul tavolo – ha aggiunto – Se parla di tutela del lavoro e di universalità degli ammortizzatori, di mettere un argine alla precarietà e non di licenziamenti liberi, va bene. Ma tutto questo noi non lo abbiamo ancora visto e credo che finché non c’è tutto questo, non siamo alla fase finale, ma all’interno di un confronto difficile”.

Sul vertice è poi intervenuta anche la leader di Confindustria Emma Marcegaglia ribadendo che sulla riforma del lavoro ”l’accordo ancora non c’è”, ma ”noi auspichiamo che tutti firmino, che ci si possa sedere e ragionare e abbiamo ancora la speranza che si possa fare”. Meno pessimista dunque, ma entrando nel merito, anche la Marcegaglia spinge sul freno:  “Le nostre posizioni sono molto nette e molto chiare”. ”C’è un avanzamento nei ragionamenti” fa presente Marcegaglia, evidenziando che “sugli ammortizzatori sociali abbiamo apprezzato il fatto che il ministro sia tornato alla sua prima proposta, ovvero dare cinque anni di transizione tra il vecchio sistema e il nuovo”. Ma avverte: “C’è forte preoccupazione per il nuovo testo sulla flessibilità in entrata con più costi, più burocrazia, rischio di ridurre l’occupazione invece di aumentarla”. Se non cambia, dice, firmare un accordo ”sarebbe di certo un problema”. “Deve essere chiaro a tutti, e credo che per il presidente Monti lo sia, che se ci dovessimo presentare ai mercati con una piccola riforma, soprattutto della flessibilità in uscita, la loro reazione sarebbe negativa”.

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Daniela Lauria