ROMA, 30 GIU – ''E' evidente che il caso Fiat andra' risolto. Vedremo come. Ma certo sarebbe assurdo che una volta deposte le armi e trovata un'intesa unitaria sulle regole, permanesse una situazione di conflitto a Pomigliano e Mirafiori da cui e' nato lo stesso accordo tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil''. Lo dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in un' intervista a Repubblica, commentando l'accordo unitario raggiunto da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil su contratti e rappresentanza.
''Con l'accordo – aggiunge Sacconi – finisce il tempo del potere di veto. D'ora in poi ciascuna organizzazione accetta di assumersi le proprie responsabilita' e accetta l'idea che gli accordi possano essere firmati, nel rispetto delle regole, anche senza di essa''.
Il ministro spiega inoltre che sull'eventuale legge che recepisca l'accordo si valutera', in particolare ''il comportamento degli stessi attori sociali coinvolti nelle vicende dei due stabilimenti. Non possiamo dimenticarci – sottolinea – che quel tavolo negoziale e' stato aperto per dare certezze agli accordi aziendali''.
Sacconi nega di aver suggerito di introdurre il principio dell' efficacia retroattiva per risolvere i problemi della Fiat: ''Non e' vero per la semplice ragione che e' stato un negoziato diretto tra le parti la cui autonomia ho doverosamente rispettato – afferma – Tuttavia l'intesa tra Confindustria e sindacati, pur non avendo efficacia retroattiva, produce un' oggettiva e sostanziale sanatoria politico-sindacale dei contratti di Pomigliano e Mirafiori che domani mattina, con le nuove regole, sarebbero comunque possibili e non richiederebbero nemmeno il referendum, che pure hanno svolto, perche' approvati dalla maggioranza delle Rsu. Se si guarda alla sostanza piu' che alla forma, il permanere di un conflitto giudiziario e sindacale sarebbe assurdo''.
Il ministro si augura che il Lingotto non esca da Confindustria, evidenziando che e' ''interesse di tutti, dai sindacati al governo, difendere il piano di investimenti in Italia previsti dalla Fiat''. Se l'azienda guidata da Marchionne ''decidesse di mettersi fuori dal sistema porrebbe un problema che riguarderà tutti''.
