I saldi non bastano: le scarpe restano a terra, giù le vendite

MILANO – Una debacle attesa, ma che comunque fa male. La chiusura dei saldi ha confermato le aspettative negative che si erano profilate nell’ultimo mese: -6,5% rispetto all’anno scorso in termini di vendite. Un calo significativo, o almeno è questa la percezione che emerge dall’indagine compiuta da Federazione Moda Italia su un migliaio di imprese di abbigliamento, calzature, articoli sportivi e pelletteria. Lo studio ha coinvolto aziende plurimarca e monomarca, nei centri e nelle periferie di capoluoghi e altri comuni.

I professionisti e i venditori minimizzano, dichiarando che questo calo era atteso. «Le preoccupazioni però ci sono – sottolinea Renato Borghi, presidente della Federazione – le confermiamo tutte. Al di là delle stime sui saldi, l’attuale situazione non lascia spazio a speranze di sviluppo a breve e forse nemmeno a un recupero nell’anno». Il problema è che già quella del 2011 era stata un’annata difficile per l’abbigliamento nostrano in termini di commercializzazione. Come ha rilevato la Confcommercio, l’anno scorso le perdite sulle quantità acquistate sono state del 3,2% su tutti i canali di vendita abbigliamento e calzature, dai grandi centri ai negozi tradizionali e ad internet. Tanto per fare un esempio, l’abbigliamento al dettaglio tradizionale ha perso in un anno il 6,4%. I negozi plurimarca e di qualità sono quelli che hanno avuto la peggio, meglio è andata alle griffe e alle marche importanti, dove in qualche caso sono stati registrati miglioramenti grazie agli acquisti degli stranieri – in particolare cinesi e russi – che comprano in grande quantità.

A sottolineare la difficoltà del momento del settore tessile e abbigliamento è intervenuta anche l’Agenzia delle Entrate che ha introdotto dei correttivi congiunturali nell’applicazione degli studi di settore. L’andamento dei consumi va male e i consumi dipendono da due fattori: il reddito disponibile delle famiglie e il clima di fiducia. Secondo uno studio commissionato ancora da Federazione Moda Italia ad AstraRicerche sulle aspettative dei consumatori, il 63,5% degli intervistati è risultato pessimista sul futuro.

Eppure non tutto è oscuro: anzi, secondo Confcommercio, nei settori abbigliamento, tessile e moda, in Italia ha sede ben un’impresa su tre di quelle europee del settore (circa 140 mila su 450 mila). E in particolare Milano rimane la città della moda visto che la Lombardia è la prima regione europea nei settori sopra citati con circa 28 mila imprese, il 6,2% del totale continentale, al pari di interi Paesi. Basti pensare che in una ipotetica classifica nazionale si posizionerebbe al sesto posto, dopo Italia, Francia, Polonia, Spagna e Portogallo.

 

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Emiliano Condò