La “scossa” e la “mannaia”: il governo annuncia incentivi, ma la Ue prepara una bomba da 50 miliardi l’anno

Giulio Tremonti

ROMA – Quella che arriva da Bruxelles è una vera bomba per i conti pubblici italiani. Se il piano Merkel-Sarkozy passa, l’Italia potrebbe essere costretta a tagli da 50 miliardi di euro l’anno, per i prossimi svariati anni, se vuole restare nella Ue. Tagli e austerity, mentre Berlusconi ha invece promesso una “scossa all’economia”, e quindi altra spesa, con il nuovo piano incentivi appena promosso dal Consiglio dei ministri.

Un annuncio trionfale, dopo un Cdm convocato alle 8 di mattina: verrà ritoccata la Costituzione negli articoli che riguardano l’iniziativa d’impresa, carriera degli impiegati pubblici, il rapporto Stato- Enti locali e i nuovi incentivi.

Ma la notizia che viene da Bruxelles, e che finora è passata quasi sotto silenzio, nascosta tra le pieghe della crisi politica nazionale e gli annunci di spesa del premier Berlusconi, è una vera mannaia: la regola è semplice e a quanto pare potrebbe presto essere vincolante. Il rapporto debito pubblico/Pil di ogni stato dovrà rimanere entro il limite del 60%. Regolamento europeo voluto soprattutto da Merkel e Sarkozy: tradotto significa che la norma Ue scavalcherà i governi nazionali e sarà effettiva.

Il problema, soprattutto italiano, è che l’Italia ha un rapporto debito-Pil che quest’anno, secondo le ultime stime Fmi, si avvia al 120%. In pratica, se passa questa norma di Bruxelles, norma essenziale per restare in Europa, l’Italia dovrà dare una sforbiciata annua al debito da 50 miliardi. La manovra della scorsa estate, quella da 25 miliardi, quella “lacrime e sangue”, potrebbe quindi rivelarsi solo un aperitivo. In tutto questo il Cdm ha appena dato il via libera a un piano di sostegno all’economia, sgravi fiscali per le imprese e un piano per il Sud. Un “balsamo” per far recuperare punti al governo in crisi, molto meno per i conti.

La situazione vede ancora una volta il governo contro Tremonti, che partecipa all’Ecofin europeo, alle prese con l’imminente salasso da Bruxelles. Che fare? Per ora Tremonti guadagna tempo. Tattica richiosa però: se da una parte è vero che i nuovi parametri non entreranno in vigore prima di un anno, dall’altra però preoccupa la reazione dei mercati. Se saranno necessari tagli da 50 miliardi l’anno, l’Italia dovrà comportarsi di conseguenza e non rimanere a guardare. Ne va dei nostri titoli di stato: se l’economia non è affidabile aumenta di conseguenza il rendimento dei titoli di debito, e quindi il costo per lo Stato. A questo punto Tremonti può solo affidarsi al “miracolo” annunciato da Berlusconi: far diminuire il rapporto debito-Pil facendo crescere il Pil del 3-4% all’anno.

Ma la ricetta berlusconiana potrebbe non bastare e gli odiati tagli potrebbero essere dietro l’angolo. Ad oggi però l’agenda economica nazionale prevede incentivi, sgravi fiscali e piani per la Casa e il Sud. Tutte spese per lo Stato, funzionali a risollevarsi dallo scandalo bunga bunga, ma disastrose per i conti pubblici.

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Elisa D'Alto