
ROMA – Cosa cambia per gli inquilini con l’addio all’Imu e l’introduzione della Service tax, sdoppiata in Tari e Tasi? Quanto pagherà, alla fine, chi non è proprietario di case ma è in affitto? Gino Pagliuca sul Corriere della Sera prova a tracciare degli scenari, visto che di nero su bianco il governo Letta non ha ancora messo nulla – salvo l’eliminazione della prima rata dell’Imu e la cedolare secca al 15%.
Il primo punto che può cambiare la vita di inquilini e proprietari è l’introduzione dalla cedolare secca al 15% e gli aiuti per i morosi incolpevoli:
“Il decreto legge 102 oltre a eliminare il pagamento della prima rata dell’Imu contiene alcune disposizioni che hanno il pregio almeno di segnalare una maggiore consapevolezza sulla strategicità della locazione in questa fase economica, cercando di contemperare le esigenze degli inquilini in difficoltà e quelle dei proprietari che reclamano un minor carico tributario. In entrambe le direzioni cerca di andare la misura fiscale contenuta nell’articolo 4 del decreto: l’abbassamento, già da quest’anno, della cedolare secca sui contratti di locazione a canone concordato, allo scopo di diffondere questa tipologia di affitto e calmierare il mercato”.
Poi però si profila la Service tax, che a conti fatti sarà una tassa in più per chi è in affitto. La tassa che sostituirà l’Imu sarà innanzitutto una tassa e non un’imposta. La differenza sta nel fatto che – come suggerisce il nome – la Service tax si pagherà in cambio di servizi. Mentre l’Imu era una patrimoniale: la si pagava in quanto possessori di beni.
Tassa o imposta che sia, per gli inquilini non è una novita la Tari, la tassa che si pagherà sui rifiuti: la pagavano già adesso. La tassa in più è la Tasi, che sarà a carico in parte dell’inquilino, in parte del proprietario, in quanto entrambi fruiscono dei servizi del Comune (illuminazione pubblica, polizia municipale, gestione verde pubblico, organizzazione eventi):
“Il punto cruciale è capire quanto costerà, se sarà modulata anche sul reddito e soprattutto quale percentuale pagheranno gli inquilini. Si può ritenere che una quota troppo alta a carico degli occupanti non sarà a conti fatti un buon affare per le proprietà: sui contratti in corso aumenterebbe il tasso di morosità, mentre per le case vuote sarà necessario un ulteriore ribasso delle richieste di canone, almeno fin quando perdureranno la crisi economica e l’eccesso di offerta”.
Il Corriere ha azzardato dei calcoli:
“Da un’analisi che il Corriere della Sera ha condotto sulla base dei valori medi fiscali delle abitazioni e ipotizzando un prelievo del 6 per mille a titolo di Tasi, con una quota del 20% a carico dell’inquilino emerge che a Milano chi sta in affitto in 80 metri quadri pagherebbe 208 euro all’anno, a Torino 216, a Roma 286 e a Napoli 163″.
