ROMA – Ci troviamo ''in una crisi sistemica'', non dei singoli Paesi, ''che colpisce debiti pubblici, liquidità capitale delle banche'': alle crisi del 2007-2008 ''la zona euro si è trovata con economie divergenti e una situazione in cui non solo c'è assenza di unione; c'è anche una mancanza di leadership per proseguire''. Lo dice in un'intervista al Corriere della Sera Domenico Siniscalco, vicepresidente della banca d'affari Morgan Stanley.
''Le cause del super ciclo'' del debito ''sono comuni – spiega -: tassi di interesse reali a zero o negativi per troppo tempo e la deregolamentazione del settore finanziario''. Eppure, prosegue, ''le convulsioni in Europa sono più drammatiche del Giappone, dove i debito pubblico è più alto, e degli Stati Uniti, dove è più alto il debito privato. Succede perché l'euro si è costruito su due parole che si sono perse per strada: convergenza e unione politica'' Per Siniscalco in un contesto simile è fondamentale la posizione della Germania che a suo avviso ''deve ottenere maggiori garanzie di poter controllare la disciplina finanziaria degli altri Paesi ma allo stesso tempo deve accettare e promuovere una maggiore integrazione in Europa''.
I tedeschi, aggiunge, ''sanno che la fine dell'euro devasterebbe i bilanci delle loro banche e creerebbe un incubo legale su miliardi di contratti''. In Italia, conclude, ''ora abbiamo un governo che è un 'buon cittadino europeo' ma Monti deve riuscire nel miracolo di imporre un mix di austerità e riforme per la crescita''.
