ROMA – Sempre più società pagano con assegni a vuoto. Nei primi 3 mesi del 2012 sono 21mila le società protestaste in Italia. I dati raccolti dalla Cerved parlano di un peggioramento dell’8,1 percento rispetto allo stesso periodo del 2011. La situazione più grave è quella delle imprese del Mezzogiorno e tra quelle attive nel campo dell’edilizia.
Stefano Matalucci, direttore marketing di Cerved group, ha detto: “Il dato è il secondo valore più alto di un singolo trimestre dall’inizio della crisi del 2008, ed è accompagnato da un aumento dei protesti tra le imprese individuali: si contano infatti quasi 47.000 Imprenditori con almeno un protesto, in crescita del 3,2% rispetto al primo trimestre 2011”.
Nel campo dell’edilizia le società protestate nel primo trimestre del 2012 sono aumentate dell’1,5 percento. Nel terziario le società protestte sono state 11.500, cioè lo 0,8 percento di quelle operative. Rispetto al 2011 in questo settore è stato calcolato un aumento dell’8,3%.
Al nord la situazione monitorata dal Cerved risulta stabile, con un aumento dello 0.9 percento nel nord ovest ed un calo dell’1,9 percento nel nord est. Peggiora invece la situazione al centro del 10,6 percento e al sud del 13,5 percento. Ed è proprio nel Mezzogiorno la situazione peggiore, dove in Calabria l’1,9% delle imprese operative ha avuto almeno un titolo protestato nel primo trimestre del 2012.
Matalucci spiega: “Il peggioramento del fenomeno dei protesti nelle regioni meridionali è accompagnato da un ulteriore aumento dei tempi di liquidazione delle fatture. L’attesa per i pagamenti delle società meridionali è passata da 90,4 giorni dell’ultimo trimestre 2011 a 92,9 dei primi tre mesi 2012, con un’accresciuta diffusione dei ritardi gravi che vede il 10,5% delle stesse saldare le fatture con oltre due mesi di ritardo”.
