
ROMA – Società quotate a controllo pubblico, i compensi dei manager saranno tagliati di un quarto. Lo prevede un emendamento del governo presentato al decreto legge Fare. Il compenso, si legge nel testo, ”non può essere stabilito in misura superiore al 75% del trattamento economico complessivo ” del mandato ”antecedente il rinnovo ”.
L’emendamento prevede un ‘sistema differenziato’ per stabilire i tetti agli stipendi dei manager, distinguendo tra società non quotate controllate da società con titoli azionari quotati rispetto a quelle controllate da società emittenti altri strumenti finanziari. Si prevede anche lo stop dal primo rinnovo dei Consigli di Amministrazione, a ”bonus, indennità ovvero benefici economici di fine mandato” per i manager delle società ”direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni”.
Come spiega l’agenzia Public Policy,
l’emendamento prevede una riduzione del 25%, in sede di rinnovo degli organi di amministrazione, dei compensi dei manager rispetto a quelli deliberati per il precedente mandato. Inoltre per gli amministratori delegati è prevista una componente variabile pari almeno al 30% del compenso complessivo e, per i presidenti, un limite ai compensi pari comunque al 30% del compenso dei rispettivi amministratori delegati. Per le società emittenti titoli azionari quotati, in sede di rinnovo degli organi di amministrazione è prevista la sottoposizione all’approvazione dell’assemblea degli azionisti di una proposta in materia di remunerazione degli amministratori con deleghe conforme ai richiamati criteri, con obbligo per l’azionista di controllo pubblico, di votare favorevolmente alla proposta stessa. Questi tagli, stabilisce l’emendamento, non si applicano se nei 12 mesi prima dell’entrata in vigore del decreto-legge “siano state adottate riduzioni dei compensi dell’amministratore delegato o del presidente del consiglio di amministrazione almeno pari a quelle richiamate”.
