ROMA – Mai così pochi nati dall’Unità d’Italia: il Sud del Paese è a rischio “desertificazione”, spiega l’ultimo rapporto Svimez. Crollano gli investimenti (-53% in cinque anni di crisi), calano i consumi (-13%, sempre dal 2008), gli occupati sono ai minimi dal 1977 e le famiglie povere sono aumentate del 40% in cinque anni.
Dal Sud Italia si continua ad emigrare: solo nel 2913 sono 116mila gli abitanti che se ne sono andati. I morti superano i nati, aumentano le famiglie povere (+40%). La Calabria si aggiudica il triste record di povertà: con un prodotto interno lordo pro capite di 15.989 euro è la regione meno ricca d’Italia. Le regioni che invece stanno meglio, sempre al Sud, sono l’Abruzzo (con un pil medio pro capite di 21.845 euro) e il Molise (19.374 euro)
La disoccupazione e l’inoccupazione colpisce soprattutto le donne: solo una su cinque sotto i 34 anni lavora, contro una media nazionale di una su tre, che raggiunge quasi una su due (il 43%) al Centro Nord. Il confronto con la media dell’unione europea è impietoso. Nell’Europa a 27 le donne sotto il 34 anni che lavorano sono il 50,9%. Le donne che rientrano, o entrano per la prima volta, nel mercato del lavoro, vanno a ricoprire posizioni poco qualificate. Dal 2008 al 2013 le professioni qualificate femminili sono scese dell’11,7%, mentre sono aumentati del 15% i posti di lavoro nelle professioni poco qualificate. Complessivamente dal 2008 (inizio della crisi) al 2013 sul milione scarso di italiani che hanno perso il lavoro più della metà (583mila) si trova al Sud.