ROMA – Sono sostanzialmente ancora quattro i nodi da sciogliere per lo schema di decreto del governo che riduce gli stipendi dei vertici della Pubblica Amministrazione: la platea degli interessati, le deroghe per posizioni apicali, la concreta efficacia dell'applicazione della norma e anche l'ammontare del ''tetto''. E dovranno essere superati per una ripresa dell'iter del provvedimento.
– La platea degli interessati: nel precedente decreto 'salva-Italia', si faceva riferimento alle 'amministrazioni centrali dello Stato', ma questa definizione, si spiega in ambienti del centrosinistra, lascerebbe esclusi settori come enti locali, universita', camere di commercio e alcune Authority. Per risolvere questa prima questione, nel Pd si starebbe pensando a mettere a punto degli emendamenti concordati tra governo e partiti.
– Le deroghe: sono il secondo nodo. Sempre nel decreto 'salva-Italia', si prevedevano delle deroghe al tetto degli stipendi dei supermanager per salvare qualche ''illustre intoccabile''. Ma di questo 'salvacondotto' non c'e' traccia nel Dpcm che le commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera stanno esaminando. Cosi', ci si interroga, ad esempio, su cosa si debba fare in casi particolarmente eclatanti come quello del capo della polizia che, allo stato, si assicura nel Pd, supererebbe i 600 mila euro annui.
– L'applicazione: I punti sui quali si sta discutendo in Commissione riguardano anche l'efficacia dell'applicazione della norma: se questa cioe' debba essere immediata o graduata
– L'entita' del tetto: Incertezze ci sono anche sull'ammontare del tetto per i supermanager. Nel provvedimento del governo sottoposto al parere parlamentare, presentato il 30 gennaio scorso, all'art.3 si parla, a proposito del trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione che viene usato come punto di riferimento, di 304.951,95. Oggi, invece, in Commissione, il ministro Patroni Griffi ha detto che il tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Pubblica Amministrazione non puo' sforare i 294 mila euro. Tetto, questo, che al momento (riferiscono alcuni esponenti della commissione) secondo il responsabile del Ministero della Pubblica Amministrazione, sarebbe superato alla Consob, all'Antitrust e all'Agcom. Per non parlare dei capi di gabinetto di alcuni Ministeri e di qualche segretario generale.