BRUXELLES – L’obiettivo italiano può essere al massimo quello di limitare i danni. I tagli previsti nel bilancio Ue al settore agricolo, infatti, sono inevitabili e rischiano di costare, al nostro Paese, fino a 18 miliardi di euro. Uno scenario, spiega Alessio Romeo sul Sole 24 Ore, derivante dalle stime del ministero delle Politiche Agricole e che nasce dal “congelamento” previsto dalla Ue per la spesa agricola. Si scrive congelamento e si legge taglio visto che la Ue punta a stabilizzare i fondi per l’agricoltura ai livelli che saranno raggiunti nel 2013. In termini reali, significa un taglio lineare del 12% cui, però, va aggiunta la creazione di nuovi criteri per distribuire le risorse.
Ed è soprattutto qua, spiega Romeo, che l’Italia ci rimette: a fronte di una superficie relativamente modesta, il nostro Paese prende fondi superiori alla media Ue. Per fortuna dell’Italia non è passato il criterio che faceva della superficie l’unico parametro per distribuire i fondi. Resta, tuttavia, una perdita per il nostro Paese, stimabile tra il 3 e il 6%.
Gli addetti del settore assistono preoccupati. “Forse – spiega al Sole il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gandini – ci troveremo nella spiacevole situazione di dover andare a Bruxelles per difendere risorse insufficienti”. Ad oggi,, scrive il Sole, l’Italia incassa circa 6 miliardi l’anno dalla Ue. C’è quindi da accontentarsi per aver scongiurato la proposta inglese: un maxi-taglio del 30% ai finanziamenti del settore. Coi tempi che corrono è già qualcosa.
