Doppie tasse: ogni anno “sprecati” all’estero 5 mln di euro italiani

ROMA – Lo Stato italiano regala ogni anno un tesoretto di 5 miliardi di euro nelle casse del fisco straniero. Sono le imposizioni sui capitali investiti che non rientrano nelle casse del fisco nostrano. L’Italia sta stipulando 80 accordi bilaterali con altrettanti paesi per evitare che vengano pagate doppie imposte sui beni. Un esempio sono le doppie imposte sui patrimoni ereditati all’estero, che l’Unione europea sta cercando di eliminare per i cittadini comunitari. Secondo la Globaltax, società americana specializzata dal 1992 nel recupero delle doppie tasse sui capitali, ogni anno nel mondo centinaia di miliardi di dollari vengono persi per tale meccanismo.

Investendo ad esempio in Svizzera, o in una società che abbia sede fiscale nei Cantoni, si applicherà ai rendimenti o ai dividendi una tassazione del 35 per cento. Anche lo stato italiano applicherà su tali rendimento una tassazione che dal 1 gennaio 2012 è pari al 20 per cento. L’investitore dunque sarà tassato prima in Svizzera e poi al rientro del capitale in Italia. Gli accordi che l’Italia sta sottoscrivendo con i paesi esteri serviranno a ridurre l’aliquota per gli investitori al 15 per cento, che scende al 10 per cento sugli interessi delle obbligazioni delle società, così che l’investitore possa recuperare il 20 per cento di quanto devoluto in tasse.

Il procedimento per il rimborso del 20 per cento però è complesso e coinvolge l’Agenzia delle entrate e spesso neanche le banche più grandi riescono ad assistere i propri clienti nelle varie fasi. Tutto si risolve così in rimborsi richiesti che superano il 10 per cento di quanto prelevato dai paesi stranieri. La stima dell’Abi, Associazione bancaria italiana, vede 5 miliardi di euro che ogni anno non tornano nei conti correnti degli investitori.

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