ROMA – L’oroscopo ai tempi della crisi: solo dal 20 giugno dell’anno che è appena iniziato i nostri stipendi serviranno a finanziare altro (tipo la nostra esistenza) da ciò che lo Stato esige in contributi; solo dal 7 dicembre, se va bene, potremo permetterci di accantonare qualcosa per il futuro. In pratica, per pagare imposte e contributi dovremo lavorare 171 giorni, sette in più dell’anno scorso. Per quanto riguarda il risparmio, nel 2011 abbiamo avuto solo 24 giorni per mettere da parte una piccola quota di salario e nel 2012 di giorni sicuramente non ce ne saranno di più.
Il calcolo dei giorni e delle ore lavorative dedicate al solo adempimento degli obblighi fiscali lo desume il Corriere della Sera con il Tax Freedom Day, un parametro economico che sancisce (e celebra) il giorno della liberazione fiscale. Il giorno, cioè, che i nostri soldi servono solo alla soddisfazione delle nostre esigenze. Da questo parametro risulta che un quadro o un impiegato con un buon stipendio (47 mila euro lordi annui) fino al 19 giugno si impegna nel lavoro per “sfamare l’appetito di Erario, Comuni, enti previdenziali”.
Nel 2011 avrebbe finito il 14 giugno, sette giorni in meno, considerando che il 2012 è bisestile. Quattro giorni in meno anche per un contribuente dal profilo un po’ meno ricco, diciamo un operaio con moglie e figlio a carico (23.649 euro lordi annui). 171 giorni su 366 corrispondono al 46,7% di pressione tributaria, praticamente metà busta paga in tasse. L’Irpef si mangia 83 giorni, le tasse locali 13, l’Iva 25 giorni, le accise 10, contributi previdenziali e altre imposte valgono 40 giorni lavorativi. Per il ritardo di quest’anno del giorno della liberazione fiscale dobbiamo ringraziare soprattutto la nuova Imu o vecchia Ici che dir si voglia.
L’altro calcolo che mostra il volto della crisi nei suoi effetti diretti sulle famiglie è quello del risparmio, impossibile, fino al 7 dicembre. Una coppia con due figli a carico, ha avuto l’anno scorso solo 24 giorni lavorativi per accantonare qualcosa. Per i nuclei con un figlio, il “consumer day” si ferma al 3 dicembre, con 28 giorni “liberati”. In un mese, la coppia con due figli ha destinato 20 giorni di lavoro per le spese (alimentari, abbigliamento, abitazione, trasporti, telefonini, tempo libero), altre 8,6 giornate per imposte e contributi e il pochissimo che rimane al risparmio. Nel 2012 il trend dell’inflazione (al 2,8%) è superiore di quasi un punto percentuale rispetto alla rivalutazione dei salari (1,9%): significa che l’inverno del nostro scontento non passerà quest’anno e i “giorni di liberazione” saranno ancora meno.
