ROMA – Nulla di fatto. L’atteso cda di Telecom che avrebbe dovuto decidere sulla separazione della rete fissa è stato in realtà ancora solo interlocutorio. I consiglieri, riuniti straordinariamente a Roma, hanno esaminato la corposa documentazione messa a punto per approfondire tutti gli aspetti regolamentari e finanziari dello scorporo, rimandando però la decisione definitiva di una settimana, al prossimo consiglio di amministrazione convocato per il 30 maggio.
Bocche cucite al termine della riunione, durata circa tre ore e mezza. L’unica comunicazione è stata affidata ad un breve comunicato in cui Telecom precisa che il cda ”ha proseguito l’esame del percorso operativo di fattibilità per la separazione della rete di accesso”, aggiornando i lavori a tra una settimana. Azionisti e membri del cda si sono dati così più tempo per studiare con attenzione le analisi prospettiche su Open Access e i bilanci proforma della newco. Anche se molto del futuro della nuova società dipenderà dalle decisioni regolatorie dell’Agcom. Una volta varato lo spin-off, l’Autorità dovrà infatti avviare le analisi di mercato e le consultazioni pubbliche per ridefinire la regolamentazione e i costi dell’accesso alla rete. Il valore di Open Access, che potrebbe essere compreso tra i 13 e i 16 miliardi di euro, dipenderà ’ quindi molto dai prezzi di accesso o dalla remunerazione investimenti che l’Agcom definirà .
Con una decisione che ha pesato sul titolo in Borsa (-1,66%, comunque meglio del -3,06% di Piazza Affari), Standard & Poor’s ha intanto comunicato il taglio del rating del gruppo da BBB a BBB-, l’ultimo gradino prima del livello junk. L’agenzia prevede un ”continuo declino” dell’Ebitda di Telecom nel biennio 2013-2014, a causa della competizione sui prezzi nel mercato mobile domestico e del difficile contesto economico. L’outlook è invece rivisto al rialzo da negativo a stabile, grazie “all’adeguata liquidità e capacità ” di ridurre il debito attraverso un ”robusto” cash flow.
