MILANO – Il Governo sarebbe in procinto di approvare un piano per la fibra da 8,3 miliardi di euro che prevede la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) con una quota del 35% (pari a 2/3 miliardi). Il piano prevede l’8% di ritorno e la migrazione dei clienti di Telecom Italia alla fibra. Alla Telecom potrebbe poi essere data l’opzione di riacquisto. Se il progetto di banda larga fosse approvato, per gli analisti di Intermonte il potenziale sarebbe positivo per il colosso tlc perché limiterebbe gli investimenti nel lungo periodo.
Per Banca Akros l’impatto su Telecom Italia sembra essere neutrale dal punto di vista finanziario: 200 milioni di euro annui di investimenti rappresentano circa il 6% del capex stimato. Da un punto di vista strategico, “la migrazione obbligatoria dei clienti alla nuova infrastruttura in fibra sarebbe un rischio fondamentale, ma sarebbe del tutto neutralizzato nel caso in cui l’opzione call sia effettivamente concessa al titolare”, spiega la banca.
Inoltre, secondo Milano Finanza, sono tre gli scenari ancora aperti per il rinnovo del Cda di Telecom, in scadenza il 12 aprile: conferma dei vertici, l’attuale amministratore delegato Franco Bernabè alla presidenza con l’arrivo di un nuovo Ad; cambio del vertice (l’ultimo scenario appare però il meno probabile).
Intanto l’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom, ha consegnato alla Procura di Milano un’ulteriore documentazione di oltre 400 pagine con analisi e dati puntuali che si augura possa essere utile a dirimere dubbi e punti oscuri riguardo alla gestione di Telecom Italia negli anni 2001-2007, periodo in cui il controllo del gruppo telefonico era in mano alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera e segnato da diversi scandali a partire dai dossier illegali.L’associazione presieduta da Franco Lombardi ha ribadito di trovarsi in una situazione di “netta disparità informativa” rispetto a Telco, società che riunisce i soci di controllo di Telecom, in quanto non ha avuto accesso al rapporto Deloitte, commissionato dalla stessa Telecom proprio per fare chiarezza sulle cause e le eventuali responsabilità dei diversi scandali che hanno coinvolto il gruppo.
Non avendo ricevuto alcuna risposta alla richiesta di avere accesso alla documentazione, neanche dalla Consob, l’Asati ha chiesto al collegio sindacale se, alla luce di propri audit e della documentazione in suo possesso, sia in condizione di escludere tassativamente, anche nell’ambito del prossimo Cda del 24 febbraio 2011, che esistano connessioni tra lo scandalo security, lo scandalo delle sim false, lo scandalo Sparkle e la dismissione del patrimonio immobiliare, compreso il progetto Magnum (dismissione di 1280 immobili, sedi di centrali Telefoniche) negli anni 2001-2007. Proprio a tale riguardo, la documentazione di 400 pagine è stata consegnata al Tribunale di Milano, dove sono incardinati alcuni procedimenti relativi agli scandali nati in Telecom.
