MILANO – Telecom Italia dirà sì all’offerta di Li Ka Shing e della sua Hutchinson Whampoa? La risposta dovrebbe arrivare entro fine aprile: per quella data il presidente Franco Bernabè e il comitato ristretto formato da Gabriele Galateri di Genola, Luigi Zingales, Elio Catania e Julio Linares, incaricati dal consiglio di valutare l’opportunità dell’operazione, dovrebbe sciogliere le riserve e riferire al board.
Il consiglio convocato per l’8 maggio ha già un ordine del giorno fitto, per cui probabilmente si dovrà fissare un’altra data ad hoc. I soci di Telco (cioè Telefonica, Mediobanca, Generali e IntesaSanPaolo) non vogliono sorprese. Per questo hanno affiancato a Bernabè i quattro consiglieri.
L’imprenditore cinese, già proprietario di 3 Italia, offre una fusione da pagare carta contro carta: il che vuol dire che lui cederebbe 3 Italia a Telecom in cambio di un pacchetto di azioni. Tutto dipende da quanto offrirà per ogni azione. L’egiziano Naguib Sawiris aveva promesso 0,70 euro ad azione, e la risposta è stata un no. I soci Telco puntavano a 1,15 euro. Hutchinson Whampoa sarebbe disposto ad arrivare a 1,2 euro. Il doppio della valutazione in Borsa.
L’offerta di Li Ka Shing sarebbe condizionata alla possibilità di salire fino al 29,9% nel capitale del gruppo. In questo modo verrebbero scalzati i soci Telco, che detengono il 22,4%, e che potrebbero quindi decidere di vendere.
Intanto il ritratto di 3 Italia che viene fuori dalle verifiche in corso è diverso da quello dichiarato alla fine del 2012: 7,5 milioni di utenti contro 9,5 dichiarati e un margine operativo lordo di 100 milioni, contro i 260 denunciati. Del resto dal momento che non è quotata in Borsa 3 non è obbligata a rendere pubblici i risultati di bilancio.