
TRIESTE – Tariffe taxi low cost a Milano come a Londra. A questo punta la temutissima Uber che vorrebbe lanciare a Milano un servizio Taxi, come quello già attivo nella capitale britannica, con tariffe meno care di quelle attualmente praticate dall’app. Lo ha annunciato la Country Manager per l’Italia dell’azienda californiana Benedetta Arese Lucini, dal palco di State of the Net, la conferenza internazionale sullo stato di internet in corso a Trieste.
Arese Lucini ha tracciato il quadro dell’iniziativa che sta scatenando le reazioni dei tassisti in tutte le capitali d’Europa, preoccupati per una presunta “concorrenza sleale” via smartphone. “Il premier Matteo Renzi ha riconosciuto chiaramente i benefici che Uber porta”, ha detto Arese Lucini facendo riferimento alle parole del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che aveva definito illegale il servizio offerto dalla start-up californiana.
“Molti osservatori hanno notato che l’innovazione di Uber porterà benefici all’economia italiana – ha continuato la manager convinta che bisogna – educare le istituzioni su benefici, non solo di Uber, ma della sharing economy”.
In tal senso, Benedetta Arese Lucini ha annunciato di essere in attesa di un incontro chiarificatore con Lupi.
“Ho chiesto un incontro al ministro – ha detto – e spero di incontrarlo presto; stiamo aspettando un tavolo di confronto”.
Proprio nei giorni scorsi la protesta era dilagata in ogni angolo d’Europa. La “feroce indignazione” partita dai black cab londinesi ha varcato i confini britannici e si è estesa in gran parte dell’Europa continentale, da Parigi a Milano fino a Berlino e Madrid. I tassisti europei protestano in generale contro quella che definiscono una concorrenza sleale, ma la rabbia è diretta soprattutto contro Uber, società creatrice di un’app per smartphone che permette agli utenti di cercare auto a noleggio con autista disponibili con un semplice clic. Dalla protesta, però, si è anche passati in alcuni casi alle vie di fatto. Per questo Arese Lucini ha detto di dover ancora viaggiare con guardie del corpo, dopo le minacce ricevute.
“Lo staff di Uber in Italia è di appena sei persone – ha concluso la manager – che lavorano per l’Italia, non per Uber, che ha centinaia di città. La parte triste è la violenza e le minacce, così come è triste dover parlare così dell’Italia”.
